Le polemiche sull’evasione fiscale aprono le porte a una nuova proposta europea sulle imposte sui redditi delle società

20 novembre 2013

La risposta dei leader dell’UE al clamore suscitato dall’evasione fiscale sistematica perpretata dalle multinazionali ha dato il via alla ricerca di una soluzione pan-europea alle frodi fiscali, ma il dibattito ha anche permesso alla Commissione Europea di ritornare su un controversa proposta per una Base Imponibile Societaria Consolidata Comune (Common Consolidated Corporate Tax Base, CCCTB).

Mentre la crisi finanziaria continua, le gigantesche multinazionali della tecnologia come Apple, Google o Amazon si trovano sotto la la luce dei riflettori, accusate di evitare le tasse, provocando la furia dei tartassati contribuenti.

>> Leggi (in inglese): The Irish loophole behind Apple’s low tax bill Leggi il seguito di questo post »


Francia: i “343 maiali” infiammano il dibattito sulla prostituzione

31 ottobre 2013

Mentre i deputati studiano una proposta di legge per penalizzare i clienti delle prostitute, una petizione dal titolo provocatorio alimenta il dibattito.

Autoproclamandosi i “343 maiali”, i firmatari di una petizione dal titolo provocatorio, «Non toccatemi la puttana», infiammano il dibattito già aperto sulla prostituzione, alla vigilia dell’esame di una proposta di legge che mira in particolare alla penalizzazione dei clienti.
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Georgia: il primo cambio di governo pacifico in 20 anni

28 ottobre 2013

In Georgia, l’era del presidente Micheil Saakashvili giunge alla fine: alle elezioni presidenziali Giorgio Margvelshvili, candidati della coalizione “Sogno georgiano”, ottiene la maggioranza assoluta.

Il presidente uscente della Georgia Micheil Saakashvili parlava domenica di un “giorno assolutamente normale”. E proprio questo giorno ha segnato la fine della sua era, durata dieci anni. Il suo partito, Movimento Nazionale Unito dovrà lasciare definitivamente lasciare il potere.

Giorgi_Margvelashvili_croppedAlle elezioni presidenziali nella repubblica caucasica ha vinto chiaramente il candidato Georgi Margvelashvili dopo il conteggio di quasi tutti i voti. Ha ottenuto infatti il 62,18% dei voti e quindi la maggioranza assoluta, come ha comunicato la commissione elettorale a Tbilisi lunedì dopo lo spoglio del 75% delle schede elettorali. Il fedelissimo del premier Bidsina Ivanshvili sarà quindi il successore di Saakashvili nell’ex-repubblica sovietica, che aspira all’Unione Europea e alla NATO.

Un anno fa la coalizione Sogno Georgiano aveva già vinto le elezioni parlamentari, guidata dall’uomo più ricco della Georgia, il miliardario Ivanshvili, attuale premier, che adesso vuole dimettersi per la fine dell’anno e successivamente ritirarsi dalla politica pubblica, vedendo raggiunto il suo obiettivo più importante, il cambio di potere in Georgia. Per la prima volta nei 20 anni di indipendenza il tutto è successo pacificamente.

 Filosofo e Ministro dell’Istruzione

Il vincitore delle elezioni presidenziali, il 43enne Marvelashvili, fino a poco fa era un politico sconosciuto. Filosofo e Ministro dell’Istruzione nel governo di Ivanshvili, non è affatto un carismatico, al contrario del presidente uscente Saakashvili.

La maggioranza degli elettori hanno votato per lui, perché è stato appoggiato dal premier Ivanshvili e dalla sua coalizione. Margvelshvili non sarà nemmeno la persona più influente nel paese. Dopo le elezioni entreranno in vigore alcune riforme costituzionali che limiteranno fortemente il potere del presidente.

Davida Bakradze, il candidato del Movimento Nazionale Unito, si è già congratulato con il suo avversario per la sua vittoria nella notte di lunedì. “Come leader dell’opposizione sono già pronto a collaborare con il governo (…) e a lavorare con il nuovo presidente su tutte le questioni che sono essenziali per il miglioramento della vita del nostro popolo.” Il partito Movimento Nazionale Unito passa quindi definitivamente all’opposizione.

Riforme importanti

Nei dieci anni successivi alla Rivoluzione delle Rose del 2003, il governo del presidente uscente Saakashvili ha condotto delle riforme economiche liberali, ha combattuto con successo l’endemica corruzione e rimodellato in maniera efficiente il processi burocratici. Per la Georgia è stato un importante passo in avanti. Contemporaneamente Saakshvili si è scontrato duramente con l’opposizione, con problemi con l’indipendenza della magistrature e la libertà dei media.

L’atmosfera prima di queste elezioni era fondamentalmente tranquilla rispetto a un anno fa in occasione delle elezioni parlamentari. Ciononostante in alcune regioni ci sono stati casi isolati di minacce agli esponenti e ai sostenitori del partito “Movimento Nazionale Unito”.

Gran parte dei georgiani si trova in una posizione molto negativa verso il vecchio partito di governo e non mancano le pretese di “giustizia” e vendetta. Sono state iniziate indagini contro decine di ex-membri del governo e funzionari nelle regioni, con, tra gli altri, casi che già si trascinano da anni.

La questione Saakashvili

Il premier Bidsina Ivanshvili non esclude che possano sorgere problemi di indagini anche per il presidente uscente Saakashvili. La scorsa settimana  il Ministro degli Esteri svedese Carl Bildt l’ha avvertito del fatto che la Georgia non deve seguire l’esempio dell’Ucraina, dove la premier Julia Timoschenko è stata incarcerata dopo la fine del suo mandato.

Così la sorte di Saakashvili è vista come una questione che potrebbe influenzare le relazioni tra la Georgia e l’occidente. L’avvicinamento all’Unione Europeo e alla Nato rimane una priorità anche per il nuovo presidente georgiano.

Il primo viaggio all’estero porterà Giorgi Margvelashvili a novembre a Vilnius, in Lituania, dove la Georgia vuole siglare un accordo di associazione e libero commercio con l’UE durante il vertice del partenariato orientale.

Autrice: Julia Smirnova

Fonte: Die Welt


Il Canada raggiunge un accordo commerciale con l’Unione Europea

24 ottobre 2013

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25 milioni di euro di crescita annuale prevista per il commercio. Facilitazioni e opportunità di lavoro i professionisti (titolo civetta).

L’Unione Europea e il Canada hanno raggiunto oggi (18/10/2013) un accordo su un trattato di libero scambio che rimuove quasi tutte le tariffe, apre il mercato per i contratti pubblici e facilita la migrazione per i professionisti.

Ci si aspetta che l’accordo, annunciato a Bruxelles da primo ministro del Canada Stephen Harper e da José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, faccia crescere di miliardi di euro il valore degli scambi commerciali tra i partners. Leggi il seguito di questo post »


La Polonia sostiene l’integrazione del mercato energetico con i paesi baltici

22 ottobre 2013

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In risposta all’affermazione dell’esperto Nato Dr Arūnas Molis secondo cui la Polonia sarebbe contro i collegamenti energetici a cavallo del confine con il suo paese, la Lituania, tre autrici polacche hanno riferito ad EurActiv che il maggior paese dell’Europa centrale in realtà sostiene l’integrazione del mercato energetico con i paesi baltici.

Nelle industrie basate su reti, come il gas e l’elettricità, l’integrazione dei mercati, che fornisce incrementi di benessere in termini di aumento della sicurezza, miglioramento delle operazioni e prezzi competitivi, richiede l’esistenza fisica di linee. Dopo l’entrata nell’UE, per i mal collegati paesi dell’Europa centrale ed orientale, affrontare questa questione è diventata una priorità, con una pressione particolare sui tre stati baltici, spesso definiti come “isola energetica”, nonostante esista già un ponte energetico tra Estonia e Finlandia e siano in costruzione altri collegamenti con l’UE. Leggi il seguito di questo post »


Da Berlino un aiuto alla Primavera Araba

17 ottobre 2011

Gli attivisti della rete da mesi sostengono i movimenti che si battono per la libertà in Medio Oriente. Si preoccupano di garantire collegamenti sicuri a internet, anche quando i regimi autoritari li bloccano.

Una camera in un appartamento condiviso a Friedrichshain, quartiere di Berlino. Un minuscolo tavolino e un Notebook con davanti un “nerd” con cresta blu e occhiali a montatura quadrata. Questo è l’aspetto delle truppe ausiliari elettroniche della primavera araba, delle rivoluzioni in TunesiaEgitto e così via.

Stephan Urbach ha occhi piccoli, a causa del poco dormire dice, e per questo si ristora con un sorso di Club-Mate. Questa bevanda, dolce e ricca di caffeina, è la preferita di molti attivisti nottambuli.

Fino alla fine dello scorso anno Urbach conduceva una vita da impiegato presso l’impresa on-line AOL: nella sezione “Supporto Tecnico” aiutava i clienti dell’azienda in tutto il mondo.

E in qualche modo si occupa ancora di “supporto tecnico”, solo che ora i suoi “clienti” si chiamano Mohammad o Ahmad. E ora, rispetto a prima, ricevere un messaggio nel suo appartamento di Berlino lo elettrizza molto di più. E lo rincuora anche, perché ogni messaggio significa che i Mohammad e gli Ahmad possono ancora andare on line, invece di essere torturati o giacere in carcere. Perché è questo quello che succede o che è successo a molti blogger e dissidenti digitali, anche in presunti regimi post-rivoluzionari come l’Egitto.

Urbach, 31 anni, porta una T-Shirt nera con dei fulmini stampati sopra. Questo è il simbolo di “Telecomix”, una rete libera di “hacker” internazionali con base in Svezia, la cui richiesta principale è internet libero e non censurato. Il primo progetto degli attivisti, risalente a tre anni fa, ha avuto come obiettivo influenzare gli emendamenti della Svezia della legislazione europea sulle telecomunicazioni.

Durante il movimento di protesta in Iran nel 2009 e durante la rivoluzione dei gelsomini in Tunisia Telecomix ha funzionato soprattutto da agenzia di notizie. Gli attivisti della rete linkavano le pagine dei dissidenti e dei blogger che sfidavano i rispettivi regimi autoritari e i giornalisti schierati dei media ufficiali. Più tardi, dopo il 27 gennaio, Telecomix non è stata più solo il moltiplicatore delle voci critiche. Fu quello infatti il giorno in cui il regime di Mubarak chiuse internet in Egitto. Il black-out di internet durò più giorni.

Il blocco di internet da parte di Mubarak ha fatto da sveglia ai supporter.

Questa goffa e disperata azione ha dimostrato che il dittatore autoritario considerava una minaccia i web-ribelli e i loro mezzi di comunicazione, e che il suo regime stava tremando davanti agli incitamenti alla mobilitazione attraverso i social network e agli articoli dei blogger.  Il contrattacco tcnico di Mubarak ha scosso molti attivisti della rete e hacker – per molti di loro questa è stata la sveglia per iniziare a fare qualcosa di concreto. Per questo nel frattempo è sorto un movimento molto vivace, di cui Telecomix è solo una delle tante iniziative.

Gli attivisti del software di anonimato Tor per esempio danno già da anni consigli ai blogger arabi, sia on line che in incontri dal vivo, su come navigare in modo sicuro e inviare video e foto all’estero senza farsi scoprire. E anche il collettivo di hacker Anonymous vuole prendere di mira sempre di più gli stati autoritari in cui si formano movimenti di protesta.

Telecomix ha reso quello che era iniziato come azione di solidarietà per il solo Egitto  in una strategia complessa – in particolare il suo impegno per la Siria salito alla ribalta internazionale nella scorsa settimana. Nella notte di mercoledì il collettivo ha reso pubblica un’importante relazione da cui è emerso non solo il modo in cui il regime di Assad controlla internet, ma anche che la Siria, come molti dei suoi vicini autoritari, utilizza le tecnologie di imprese occidentali per farlo.

La maggior parte degli attivisti agisce in modo anonimo

Stephen Urbach dice che nel caso dell’Egitto il tutto è stato abbastanza facile. Fedeli al motto di Telecomix “we rebuild” (“Noi ricostruiamo”) è stato reso possibile a molti attivisti egiziani di ritornare online. Per questo gli utenti di Telecomix hanno per prima cosa organizzato dei Modem-Pools (gruppi di modem a bassa velocità in grado di ricevere chiamate) in quei paesi in cui sono presenti molti simpatizzanti ovvero Svezia, Francia, Paesi Bassi e Germania.

Successivamente sono stati ricercati nella memorie dei motori di ricerca i numeri di fax di biblioteche, hotel e imprese di IT egiziane a cui sono stati inviati i numeri di telefono, tramite i quali gli egiziani avrebbero potuto aggirare gli internet provider locali e collegarsi di nuovo alla rete. Uno di questi numeri era di Urbach.

Il berlinese è uno dei pochi che agisce con il proprio nome anagrafico all’interno delle “truppe ausiliari”, d’altronde anche lui conosce molti dei suoi compagni solo via monitor e solo per nickname.

Da quando è iniziata l’Operazione-Siria questa discrezione è comprensibile. Secondo le più recenti stime delle Nazioni Unite, da metà marzo, data di inizio del movimento di protesta, il regime di Assad ha ucciso circa 2900 cittadini. Almeno 88 attivisti sono morti in carcere secondo le ricerche di Amnesty International, mentre molti sono stati perseguitati apertamente. L’organizzazione per i diritti umani ha sottolineato che, per forza di cose, queste cifre sono da prendere con le molle perché si tratta di una diagnosi da lontano, anche se basata su foto e video che sono stati diffusi dal paese.

Perché l’azione di supporto elettronico è più difficile in Siria

Per incontare i compagni di Urbach bisogna viaggiare, visto che sono sparsi per il mondo. Ad esempio l’attivista di Telecomix con il nickname “Okhin” vive a Parigi. Di giorno questo 30enne lavora come amministratore di sistema presso un’impresa on line. Negli ultimi mesi però ha passato le sue sere e le sue notti in una casa occupata non lontana da Place de la République. Lui e i suoi amici hanno reso sicuri due piani di un vecchio palazzo di uffici, trasformandolo in un punto di incontro per hacker. In un angolo ci sono dei computer smontati, qualche burlone ha rinchiuso un vecchio mouse per computr in una gabbia per uccellini, mentre alcuni attivisti si rilassano su vecchi divani. I cavi dell’ADSL dei precedenti inquilini funzionano ancora, racconta Okhin sorridendo.

Anche su questa rete passa l’aiuto elettronico per la Siria, che si sta rivelando più difficile delle azioni di supporto a favore dell’Egitto o della Tunisia, dice Okhin. Le difficoltà stanno innanzitutto nell’eruipaggiamento tecnico: internet in Siria è meno diffuso rispetto ad altri paesi della “Arabellion”, non ci sono reti radio “3G” sviluppate e ancora meno Smartphone con cui  documentare i soprusi in maniera discreta.

Le difficoltà stanno anche nella comunicazione, perché molti dei ribelli parlano esclusivamente arabo. E inoltre il regime di Assad è piuttosto ben equipaggiato. Spesso e volentieri blocca singole pagine e siti web ma non solo, visto che ha una certa capacità di sorvegliare e controllare internet attraverso le più moderne tecnologie-filtro delle imprese occidentali. Di questo si sono convinti Okhin e compagnia dopo notti di battaglia virtuale.

Gli attivisti di Telecomix sono riusciti con i loro attacchi a rubare 54 gigabyte di dati alla censura siriana. Lo scopo degli attacchi era capire come gli internet provider siriani spiano i cittadini grazie anche a tecnologie americane, e come riescono a bloccare ad esempio l’accesso a servizi di comunicazione come Skype.

Fin da questa estate gli attivisti cercano di mostrare ai siriani accessi alternativi, più sicuri, alla rete. Come prima mossa, hanno mandato a metà agosto una breve e-mail a un totale di 6000 indirizzi selezionati. Questa mail massiva era diretta ai “combattenti per la democraziona nel popolo siriano”. Oggetto: “Come aggirare la sorveglianza di internet del regime”. Erano solo un paio di righe in inglese e arabo, con allegate delle istruzioni di sicurezza dettagliate contro la censura e un link ad una chat sicura.

All’inizio di settembre il collettivo ha aggiunto un sito web con un software di anonimato e altri suggerimenti di sicurezza; da allora sono aumentate nei canali della chat le voci e i nickname arabi.

Anche in Egitto la rivoluzione non è affatto finita

Qualche visitatore è solo curioso, visto che sempre più persone usano la chat, di scambiare idee e chiacchiere con gli altri utenti e con gli attivisti di Telecomix. Raccontano degli atti brutali, dei movimenti dell’esercito siriano e delle azioni del Muchabarat, i temuti servizi segreti. Un utente scrive che qualcuno che ha contatti con i servizi segreti l’ha avvertito di non essere troppo aperto su di Facebook e altri social network. Altri raccontano delle nuove azioni di protesta, come l’ultima in cui gli attivisti di Damasco hanno messo della pittura rossa nella fontana pubblica di Damasco.

Non è chiaro quanti siriani utilizzano il servizio di Telecomix. Secondo Okhin il servizio francese a chiamata sarebbe stato usato circa 9000 volte; anche il numero di arabi che aiuta nel servizio di traduzione sarebbe fortemente aumentato.

La scorsa settimana i beneficiari degli sforzi di Telecomix sono stati in grado di rispondere in persona alle domande su come considerassero questa “hotline tecnica” occidentale, al terzo meeting dei blogger arabi, tenutosi a Tunisi.

Tra i partecipanti c’era anche gente nota come il blogger egiziano Wael Abbas, i cui video sulle brutalità e le torture della polizia hanno scatenato lo sdegno internazionale negli scorsi anni, oltre a condurre a processi e condanne. Abbas, la cui opera ha vinto numerosi premi, descrive il lavoro di Telecomix e gli attivisti della rete Toro come “valorosi”, specialmente in paesi come Iran e Siria.

Il blogger nota anche però che la rivoluzione nel suo paese è ancora lontana dalla fine, facendo riferimento al destino del blogger 26enne Nabil Sanad. Dopo essere stato arrestato dal consiglio militare che al momento governa il paese, Sanad ha fatto uno sciopero della fame per sei settimane.

Un raro incontro faccia a faccia

Meeting come quello in Tunisia hanno anche una funzione sociale per i blogger, molti dei quali vivono in isolamente. Dopo tutto, assistere a una rivoluzione cambia le persone, anche se vivono dall’altra parte del mondo rispetto all’evento.

Poche settimane fa, gli attivisti di Telecomix si sono regalati una meritata vacanza. Urbach non poteva più rimanere a guardare foto e video, e i suoi parenti non ce la facevano più a sentire storie di siriani imprigionati e torturati.

La sua salvezza è arrivata tramite il Chaos Communication Camp, tenutosi a metà agosto nella città di Finowurt, a nordest di Berlino. Questa è stata la prima opportunità di conoscere veramente gli altri attivisti di Telecomix come Okhin.

Pubblicare le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche siriane e scopreire che il governo siriano probabilmente stava usando sistemi di sorveglianza americani ha dato loro una nuova carica. “L’uso di tecnologia occidentale per la sorveglianza non dovrebbe portare a torture, arresti o peggio” dice Urbach. “Una tecnologia del genere dovrebbe essere difficile da esportare come le armi.”

La rivoluzione deve anche divertire

Rinvigorito, Urbach è tornato ora nella sua stanza nell’appartamento condiviso di Berlino. Continua a sprendere circa 400 euro al mese del suo assegno disoccupazione per le sue attività su Telecomix, e aspetta con molta attesa le notizie da quelle persone che si chiamano Muhammad o Ahmad.

Di quando in quando, si lascia scappare una risata. L’altro giorno, per esempio, mentre faceva dei lavori di manutenzione sui suoi server, ha scoperto per cosa venivano usati effettivamente: qualcuno in Egitto stava scaricando un episodio della sticom americana “How I met your mother”.

“Beh” dice Urbach, “la rivoluzione dovrebbe essere anche divertimento”.

AUTORIOle Reißmann e Marcel Rosenbach

Fonte: Der Spiegel (http://www.spiegel.de/spiegel/0,1518,791039-2,00.html)


Danimarca: rimandato l’inizio dei controlli alle frontiere

1 giugno 2011

I controlli al confine tra Germania e Danimarca inizieranno una settimana più tardi rispetto a quanto programmato, a causa del mancato via libera da parte della commissione tasse.

Il governo della Danimarca ha rimandato di qualche settimana l’inizio nuovi controlli alle frontiere, al centro di molte polemiche nelle ultime settimane.Il portavoce del Ministero delle Finanze danese, Peter Høyer, ha motivato la decisione davanti all’agenzia di stampa dpa dicendo che la commisione tasse del Parlamento di Copenhagen non ha ancora dato il proprio via libera. Leggi il seguito di questo post »