Le polemiche sull’evasione fiscale aprono le porte a una nuova proposta europea sulle imposte sui redditi delle società

La risposta dei leader dell’UE al clamore suscitato dall’evasione fiscale sistematica perpretata dalle multinazionali ha dato il via alla ricerca di una soluzione pan-europea alle frodi fiscali, ma il dibattito ha anche permesso alla Commissione Europea di ritornare su un controversa proposta per una Base Imponibile Societaria Consolidata Comune (Common Consolidated Corporate Tax Base, CCCTB).

Mentre la crisi finanziaria continua, le gigantesche multinazionali della tecnologia come Apple, Google o Amazon si trovano sotto la la luce dei riflettori, accusate di evitare le tasse, provocando la furia dei tartassati contribuenti.

>> Leggi (in inglese): The Irish loophole behind Apple’s low tax bill

La comunità internazionale, gli stati membri e la Commissione Europea stanno facendo a gara per rispondere con varie proposte atte a restringere le scappatoie fiscali e rastrellare entrate non ancora incamerate.

“Questa maggiore attenzione dei media e la relativa sfida di affrontare in maniera completa questa complessa materia ha incoraggiato la percezione per cui le regole sulla tassazione delle attività transfrontaliere siano sistematicamente violate e che le tasse siano pagate solo dagli ingenui”, secondo Pascal Saint-Amans, direttore del centro per le politiche fiscali presso l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

A febbraio quest’anno, l’OCSE ha pubblicato il rapporto, “Affrontare l’erosione della base imponibile e la deviazione dei profitti Addressing Base Erosion and Profit Shifting (BEPS)“, che ha analizzato le cause alla radice di questo fenomeno, che si riferisce alle scappatoie sfruttate dalle imprese che evitano la tassazione nei loro paesi deviando le loro attività all’estero verso giurisdizioni con tassazione bassa o nulla.

Questo ha portato ad un accordo del gruppo G20 delle nazioni industrializzate a Mosca questo ottobre per il lancio di un piano di azione contro il fenomeno “BEPS” che fornisca strategie ampie e coordinate ai paesi coinvolti, con l’obiettivo di incoraggiare i paesi membri a implementare il piano durante i prossimi due anni.

La Commissione Europea al lavoro sul dossier fiscale

Avendo ampiamente discusso la questione fiscale a Bruxelles in un summit a maggio di quest’anno, i leader europei sono d’accordo sul fatto che la questione sarà in cima all’agenda del Consiglio Europeo di dicembre.

“Credo che sia molto probabile che le grandi corporations e i gruppi che operano in maniera transfrontaliera all’interno dell’UE si troveranno a dover fornire più informazioni riguardanti le tasse, gli accordi di trasferimento dei prezzi e di fronte a piani fiscali aggressivi che saranno attuati durante i prossimi anni”, secondo Kevin Doyle, un partner dublinese della BDO, agenzia di auditing e consulenza.

Il tutto accade a fronte di un’agenda anti-evasione già attiva presso l’esecutivo UE. Questo autunno (19 settembre), un’indagine europea ha registrato un totale di 193 miliardi di euro di IVA evasa in tutta l’Unione Europea durante il 2011, ovvero l’1,5% del PIL dell’Unione.

“L’ammontare dell’IVA che sfugge attraverso la rete è inaccettabile, dato in particolar modo l’impatto che queste cifre potrebbero avere sul sostegno delle finanze pubbliche” dice Algirdas Šemeta, commissario europeo per la fiscalità e l’anti-frode, al momento del lancio di ulteriori misure per contenere il problema.

>> Leggi (in inglese): France’s €30 billion VAT gap revealed

Un’altra mossa nella giostra delle frodi, che vede i truffatori importare beni esenti da IVA, venderli sul mercato domestico caricando l’IVA e sparire senza pagare la tassa, è responsabile della situazione, secondo l’esecutivo UE.

I problemi attuali sulla proposta di direttiva sulle tasse sui risparmi

Šemeta ha detto che il Meccanismo di Reazione Rapida dell’IVA dell’UE, adottato a luglio 2013, permetterebbe agli stati membri di reagire più rapidamente ai casi improvvisi e su larga scala di frode dell’IVA.

Intanto, Šemeta continua a combattere per un accordo esteso sui risparmi per la fine di quest’anno, contro l’opposizione di Austria e Lussemburgo.

Il Ministro delle Finanze del Lussemburgo Luc Frieden, ha dichiarato di essere sorpreso dal fatto che la proposta di una tassa sui risparmi fosse stata dibattuta in un meeting dei ministri delle finanze europei a Bruxelles la scorsa settimana (15 novembre).

Nessuna decisione può essere presa sull’estensione dello scopo della legge esistente fino a quando il braccio esecutivo dell’UE non avrà completato i negoziati sulla questione con Svizzera, Liechtenstein, Andorra, San Marino e Monaco, ha detto Frieden.

Šemeta  è stato comunque incorreggibile, dicendo ai ministri che la bozza di legge doveva essere approvata per la fine dell’anno. “Il mondo si sta già muovendo e l’UE non deve essere lasciata indietro”, dice.

La proposta punta a fissare degli standard per cui gli stati membri dell’UE possano raccogliere informazioni sui redditi che i loro residenti guadagnano dai risparmi tenuti in altri paesi, estendendo un accordo già in vigore che copre i redditi da patrimoni, fondazioni, fondi e altri prodotti finanziari. Richiederà inoltre a tutte le nazioni UE di prendere parte agli scambi di informazioni dopo un periodo di transizione.

La Commissione proporrà un nuovo gruppo di lavoro sulla tassazione digitale

Un nuovo gruppo di lavoro che esamini la tassazione nell’economia digitale sarà proposto dal commissario fiscale la prossima settimana.

Il gruppo si riunirà per la prima volta prima della fine dell’anno e si presenterà di nuovo davanti alla Commissione con proposte concrete nella prossima primavera, prima che finisca l’attuale legislatura del Parlamento Europeo. La proposta avrà la scopo di affrontare la pubblica indignazione che circonda gli apparentemente bassi livelli di tasse pagate all’interno dell’UE da parte delle grandi aziende americane di internet come Google e Amazon.

Il gruppo di lavoro sulle tasse digitali porterà sul tavolo nella prossima primavera un’altra questione fiscale molto dibattuta, che si sta pian piano guadagnando favori a causa del dibattito sull’evasione fiscale, la Base Imponibile Societaria Consolidata Comune (CCCTB).

Il concetto di CCCTB richiederebbe agli stati membri di sviluppare regole comuni per determinare la base imponibile di aziende con operazioni in diversi paesi UE. La Commissione ha svelato una bozza di proposta per la CCCTB a marzo 2011, insistendo sull’idea secondo la quale non si tratta di armonizzare le aliquote delle imposte societarie e che ridurrebbe gli oneri amministrativi e incentiverebbe le iniziative transfrontaliere.

>> Leggi (in inglese): Brussels to unearth EU plans for corporate tax

L’idea si è rivelata comunque una fonte di controversie per gli stati membri, che si mettono in guardia per difendere la loro indipendenza dall’esecutivo UE per quanto riguarda le questioni fiscali.

Una fonte di riguardo presso la Commissione ha confermato che “discussioni tecniche” sono state intraprese per qualche tempo, con la speranza che una nuova proposta potesse essere pronta per essere discussa durante la presidenza di turno delle Grecia, nella prima metà del 2014.

“La CCCTB è stata risollevata ancora e ancora tra i ministri recentemente, perché originariamente è stata considerata una misura disegnata per rendere più facile la vita per le aziende all’interno dell’UE, ma ora l’attraente trasparenza che potrebbe incoraggiare le ha dato più credito”, secondo la fonte della Commissione.

“Mi aspetto certamente che il lavoro sulla CCCTB sia portato avanti durante la presidenza greca, potremmo anche vedere una discussione [tra i ministri delle finanze europei] sul dossier per la prima volta”, dice un diplomatico europeo che ha voluto mantenere l’anonimato.

Una mossa del genere andrebbe certamente incontro a forti proteste, anche se il contesto dell’evasione fiscale è stato usato per giustificare una nuova proposta sulla CCCTB. Austria e Lussemburgo hanno già dimostrato, in relazione alla proposta della direttiva per una tassa sui risparmi, come questo tipo di proposte possa essere bersaglio di dispute, in un settore in cui le regole dell’UE richiedono l’unanimità tra gli stati membri.

La Commissione è cosciente che qualsiasi mossa per armonizzare la tassazione è destinata a incontrare opposizione. La Gran Bretagna, per esempio, non vuole partecipare al sistema, che rimarrebbe opzionale. L’Irlanda poi ha resistito con successo alle spinte sulla CCCTB anche sotto la pressione di Germania e Francia, che avevano appena detto di sì al programma di salvataggio irlandese.

“L’uso di un approccio di cooperazione intensificata alla Financial Transaction Tax (FTT) significa che non si può mai dire che non vedremo l’introduzione dell CCCTB attraverso mezzi simili, o forse un accordo annacquato in relazione alla CCCTB durante i prossimi anni”, dice Arthur Doyle.

L’inizio del 2014 vedrà la questione fiscale una volta ancora dominare il dibattito europeo, giusto in tempo per l’inizio del periodo sensibile, dal punto di vista politico, delle elezioni europee. Ciò non è una coincidenza, dato che l’indignazione pubblica è stata la chiave per il ritorno della questione in cima all’agenda politica.

Fonte: Euractiv

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