La crisi minaccia l’istruzione superiore in tutta Europa.

Mentre i ministri dell’istruzione di 46 paesi europei si incontrano a Budapest e a Vienna per festeggiare i 10 anni dell’armonizzazione dell’istruzione post-secondaria secondo il “Processo di Bologna“, un rapporto della Commisione Europea porta l’attenzione sulle ripercussioni che la crisi economica potrebbe avere sulle università.

Il rapporto presentato lunedì dall’esecutivo UE avverte: “L’impatto maggiore della crisi registrato nella maggior parte dei paesi è collegato ai cambiamenti nei budget a disposizione dell’istruzione superiore.”

Il documento nota che i cambiamenti nelle priorità di bilancio possono ingannare, che mentre l’anno scorso nella maggior parte dei paesi si sono registrati “sviluppi positivi” nei bilanci, molti di questi nascondono tagli previsti in realtà per i prossimi anni, e sottolinea che bisognerebbe essere “particolarmente cauti sul numero di paesi in cui le tendenze appaiono inzialmente positive”.

Questo perché i paesi che registrano bilanci stabili o in aumento tendono a pensare che la crisi non abbia ancora avuto impatti immediati. Il rapporto dice che è più realistico aspettarsi “un continuo aggiustamento delle priorità della spesa pubblica fintanto che le richieste di spesa nell’istruzione dovranno competere con altre aree di grande spesa, come le spese per la salute (collegate all’invecchiamento della popolazione) e quelle per il cambiamento climatico.

Il documento afferma che i governi in un certo modo mentono quando affermano di aver mantenuto lo stesso livello di spesa per l’istruzione, “visto che il numero di studenti è aumentato mentre il budget è rimasto più o meno lo stesso, o il budget è diminuito mentre il numero di studenti è rimasto stabile o è diminuito.”

Nel frattempo, altri paesi hanno spalmato la loro spesa su periodi più lunghi di quelli inizialmente programmati. Ad esempio il Belgio ha riferito di aver esteso ad un periodo di 15 anni un investimento di 30 milioni di euro inizialmente programmato per un periodo di 8 anni, il tutto a causa della crisi, “dimezzando la somma annuale effettiva investita.”

Il rapporto afferma addirittura che i tagli minano il sistema dell’università e dei college.

“Se si continuerà a tagliare significativamente i fondi, lo sviluppo sostenibile a lungo termine di questi sistemi di educazione superiore potrebbe subire pressioni importanti”.

Alcuni paesi stanno sperimentando tagli agli staff a causa della situazione economica.

In Irlanda e in Lettonia, i tagli ai bilanci riduranno il numero di persone impiegate nell’istruzione superiore. In Estonia, la crisi ha costretto le autorità a chiudere i programmi di studio che non avevano la sufficiente “massa critica”, oltre a ridurre il carico di lavoro per alcuni impiegati per aumentarne l’efficienza. In Lettonia, i tagli sono stati più pesanti, con molte istituzioni educative, facoltà e dipartimenti che hanno chiuso o stanno per chiudere le proprie porte.

Il rapporto giunge in un momento difficile, visto che i ministri a Budapest e a Vienna mercoledì festeggiano i 10 anni dal Processo di Bologna, la strategia di armonizzazione ed integrazione dei sistemi di istruzione post-secondaria d’Europa secondo il modello britannico di un ciclo composto da un Bachelor’s Degree di tre anni, un Master di due anni e un dottorato basato sulla ricerca.

Pensato per aumentare la mobilità degli studenti e la possibilità di trovare lavoro su un piano pan-europeo, il processo ha attirato critiche e proteste in tutto il continente dagli studenti e dai professori negli ultimi anni. Essi affermano che un approccio “una-misura-sta-bene-per-tutti” serve più alle imprese che ai requisiti dell’educazione, con i curricula che diventano più orientati a ciò che è utile alle aziende e meno flessibili. Affermano inoltre che la strategia è stata accompagnata da un processo di “privatizzazione strisciante” del settore.

Studenti provenienti da 38 paesi protesteranno davanti alla conferenza ministeriale e terranno un “contro summit”, con laboratori e dibattiti sul Processo di Bologna.

Leigh Phillips

Fonte:
EUobserver: http://euobserver.com/19/29636

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