Parliamo di Europeana

Jonathan Purday è il Consigliere anziano per la Comunicazione di Europeana, un link che è molto più di un sito, ma una porta sul passato dell’Europa. In questa intervista parla del suo avvio, della sua creazione e della sua attuale espansione.

Cosa è Europeana? Come funziona nella pratica?

Europeana.eu è un portale che dà a tutti gli utenti del web un accesso gratuito al patrimonio culturale e scientifico digitalizzato di tutte le librerie, i musei, gli archivi, i suoni, i film e gli archivi televisivi di tutta Europa.

Le istituzioni ci inviano le informazioni sulle loro collezioni digitalizzate – i loro metadati. Noi li mettiamo indice centralizzato in modo che possano essere ricercate, con un link al sito dell’istituzione originaria. Mettiamo di fare una ricerca in Europeana scrivendo “Leonardo da Vinci” e di voler vedere la Monna Lisa. Noi mostriamo l’informazione, a un link al Louvre di Parigi per vedere la sua versione digitale. Insieme agli altri risultati però, è possibile vedere anche altre opere di Leonardo, dei musei di tutta Europa. Ed è possibile vedere anche i suoi appunti, tenuti in Italia, in Spagna e in Francia. Questo permette di ottenere una vera ricchezza di materiali culturali, tenuti in diversi formati, in posti diversi, tutti insieme nelle stesso luogo virtuale. Al momento ci sono 4,5 milioni di “oggetti” in Europeana, provenienti da 1000 istituzioni.

Qual era lo scopo di creare questa biblioteca digitale?

Le organizzazioni in tutta Europa stanno digitalizzando libri, quadri, poster, giornali, rari documentari, vecchie registrazioni, immagini di oggetti museali e altri manufatti culturali e scientifici. La Commissione Europea voleva coordinare questo lavoro, e permettere ai cittadini europei di avere un accesso facile e veloce all’insieme del loro patrimonio culturale. Quindi il progetto Europeana è stato avviato per costruire un prototipo che collegasse i musei, le biblioteche e gli archivi di tutti gli stati europei.

Quali sono le diverse categorie di utenti?

La Commisione voleva che l’accesso fosse permesso a chiunque. Il progetto si focalizza sull’accesso a:
– pubblico generale, per i loro interessi culturali
– scolare e universitari, e per i loro insegnanti alla ricerca di risorse per l’apprendimento
– ricercatori e studiosi
– bilbiotecari, curatori ed archivisti alla ricerca di materiale per il proprio lavoro o per aiutare i propri utenti.

Nello sviluppo di Europeana, ci siamo focalizzati su questi diversi gruppi di utenti chiedendo loro di quali caratteristiche, funzioni e tipi di contenuto avessero bisogno.

Possiamo dire che tutti i 27 Stati membri prendono parte al progetto? Tutti hanno reso accessibile il proprio patrimonio culturale?

Sì, c’è qualcosa per ogni Stato membro ma, in alcuni casi, solo alcuni elementi. Stiamo affrontando questo problema e incoraggiando i paesi che non sono stati in grado di fornire molto materiale a renderne disponibile altro. Il Commissario per la Società dell’informazione e Media, Viviane Reding, ha recentemente invitato i paesi ad intensificare i loro sforzi di digitalizzazione e di farlo sapere ad Europeana in modo che il patrimonio culturale e scientifico di ogni Stato membro possa essere visibile.

Quanto denaro è stato speso per questo progetto?
Il prototipo è stato sviluppato in più di 18 mesi ed è stato lanciato nel novembre 2008. Questo progetto di sviluppo è costato 1,3 milioni di euro. Ora ci sono nuovi progetti volti a raddoppiare il contenuto di Europeana a 10 milioni di elementi l’anno prossimo, e raddoppiarlo di nuovo l’anno dopo, e sviluppare nuove caratteristiche e funzionalità per il servizio operativo. Il costo dei progetti per sviluppare il servizio sarà di 6,2 milioni di euro in totale, nel periodo 2009-2011.

In che modo sono coinvolti nel processo i partner e i collaboratori di Europeana?
Abbiamo una rete di 150 partner – musei, biblioteche, archivi, collezioni audiovisive, università, sviluppatori di software, istituti di ricerca, che contribuiscono con contenuti, tecnologia e altre competenze su base volontaria.
Sono coinvolti per una serie di motivi: visto che stiamo lavorando su temi nuovi e spesso sperimentali, le persone sono ansiose di partecipare. Ciò è particolarmente vero per i nuovi sviluppi nel multilinguismo, la geolocalizzazione, il web semantico, e anche gli standard dei metadati.
Le organizzazioni che detengono i contenuti culturali sono interessate a rendere disponibile il materiale per la prossima generazione di utenti, visitatori e ricercatori, e dimostrare la loro competenza.
Avvicinare le persone di vari settori, e di ogni Stato membro europeo, contribuisce a diffondere la conoscenza e la competenza.
Contribuire a Europeana è il fiore all’occhiello di un’organizzazione di fronte ai i suoi utenti e finanziatori.

Come sta andando finora? Qual è l’impatto del progetto?

Sta andando bene. Abbiamo condotto un sondaggio sugli utenti a maggio, ottenendo più di 3.000 risposte. Oltre il 99% ha detto che sarebbe assolutamente tornato sul sito. Il 60% aveva visitato il sito più di 5 volte: questo livello di fedeltà, dopo soli 6 mesi, è stato un ottimo risultato. Nel complesso, il modo in cui il sito ha funzionato e il contenuto disponibile è stato molto apprezzato da parte degli utenti. Hanno anche fornito suggerimenti sulle funzionalità che vorrebbero, e hanno commentato alcuni aspetti del sito che non sono abbastanza visibili, come ‘My Europeana’, che le persone possono personalizzare. Useremo il loro feedback per apportare miglioramenti.
Il mese scorso Europeana ha vinto il premio Erasmus per l’Europa in rete dalla Società Europea per l’Educazione e la Comunicazione. Siamo stati selezionati da una giuria di studiosi indipendenti tra oltre 200 candidature. Questo è un grande riconoscimento, e nel suo discorso di premiazione, il professor Joan Hemels ha detto, ‘Una mente aperta sulle fonti nazionali culturali in Europa è di fondamentale importanza per lo sviluppo di una coscienza comune europea e per la diffusione dei diversi contesti sociali e culturali dei valori’. Che è al centro di quello Europeana vuole essere.

Quanti utenti visitano Europeana?

Circa 15.000 al giorno, il che è buono per un prototipo nel nostro settore e siamo molto soddisfatti di questo. Finora, non abbiamo speso soldi in marketing e promozione. Vogliamo aspettare finché non avremo la prima versione pienamente operativa il prossimo anno.

Dopo i nuovi progetti Europeana Version 1.0, EruopeanLocal e Europeana Film Gateway, Europeana continuerà a svilupparsi?

Sì, la Commissione Europea considera Europeana un servizio sostenibile che si svilupperà anche in futuro, e abbiamo istituzioni che fanno la coda per fornire il loro contenuto. In ultima analisi, saranno gli utenti a decidere, e stiamo sviluppando nuove caratteristiche e funzioni che renderanno il contenuto ancora più accessibile e utilizzabile.

Ci sono idee per nuovi progetti di Europeana? Quali sono i nuovi obiettivi di Europeana?

La prossima fase è quella di lanciare un’interfaccia mobile e applicazioni mobili, ed estendere le funzioni multilingue. Stiamo sviluppando un API – una casella di ricerca che è possibile incorporare nel proprio sito, o in quello di un’università o di una scuola, in modo che sia possibile fare ricerche su Europeana da altri siti. Stiamo sviluppando un tool geospaziale di navigazione che, insieme ad una linea temporale, permetterà agli utenti di vedere dove e quando le cose sono successe o sono state fatte.
Per quanto riguarda i nostri obiettivi, abbiamo deciso di lanciare una Public Domain Charter all’inizio del prossimo anno. Pensiamo che sia importante che il materiale di pubblico dominio – in altre parole, fuori dal diritto d’autore – rimanga di pubblico dominio una volta che è digitalizzato. Il che non sempre avviene, e spesso viene reclamato il diritto d’autore altre licenze esclusive sul vecchio materiale digitalizzato. Vorremmo che le persone siano in grado di utilizzare il materiale liberamente, perché il libero accesso alle idee genera nuove idee, imprese creative e di innovazione. La conoscenza aiuta la scoietà a crescere.

Fonte:
NewEurope: http://www.neurope.eu/articles/97637.php

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