Cosa c’è dietro il conflitto tra Bruxelles e i produttori di latte

Lo sciopero del latte prende forza. Il movimento raccoglie oggi circa 40mila allevatori che denunciano il calo dei prezzi del latte e chiedono una regolazione del mercato lattiero a livello europeo. Bruxelles propone un ammorbidimento delle regole di ricorso agli incentivi ma non cede sulla sopressione delle quote-latte.

Dopo più di un anno di crisi nel settore, i produttori di latte europei hanno dichiarato giovedì 10 settembre uno sciopero della consegna del latte alle industrie, per denunciare il crollo del prezzo del latte e la derogolamentazione del mercato decisa da Bruxelles.

Quale è l’origine del conflitto?

I produttori di latte hanno portato avanti in questi ultimi mesi delle azioni di protesta, a volte violente, soprattutto in Francia, in Germania e a Bruxelles, condannando la decisione europea di sopprimere le quote di produzione da qui al 2015, in quanto secondo loro la sovrapproduzione è all’origine del crollo dei prezzi [ne abbiamo parlato in questo articolo]. A gennaio 2008, mille litri di latte valevano 378 euro; a gennaio 2009, 325 euro. Oggi, una tonnellata di latte vale 265 euro. Il costo di produzione rivendicato dagli allevatori francesi è di 320 euro per 1000 litri. I produttori affermano dunque di lavorare in perdita.

Quali sono le rivendicazioni dei produttori di latte?

La Federazione dei produttori europei (European Milk Board, EMB) chiede a Bruxelles di aiutare a tamponare provvisoriamente questa catastrofica situazione dei prezzi riducendo rapidamente il volume del latte. In concreto, gli allevatori esigono un congelamento dell’aumento delle quote e una limitazione temporanea dei volumi di produzione. L’APLI (Association Française des productuers de lait indépendents) esige inoltre la fissazione di un prezzo del latte remunerativo, ossia 400 euro alla tonnellata.

A medio termine, i produttori esigono che l’Unione Europea ritorni sulla sua decisione di fermare da qui al 2015 il sistema delle quote, sistema che al contrario deve essere mantenuto e rivisto per ridurre i volumi di produzione. Chiedono infine lìintroduzione di una sorta di controllore europeo che calcoli regolarmente i costi della produzione lattiera e decida i volumi di latte da produrre per paese.

Qual è l’ampiezza della mobilitazione?

Lo sciopero è iniziato la sera di giovedì 10 settembre, dopo la mungitura, convocato dai produttori francesi dell’APLI e dell’EMB. Il movimento si è diffuso in tutta Europa. Più di 40mila allevatori di otto paesi europei (Italia, Lussemburgo, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Spagna e Francia) partecipano allo sciopero europeo del latte, secondo l’EMB.

Nell’Esagono, “più del 45% del latte non è stato consegnato alle latterie“, afferma Pascal Cousté, membro del comitato direttivo dell’APLI. Diverse operazioni spettacolari, in particolare gli scarichi collettivi di latte, sono state attuate dagli scioperanti nell’ovest della Francia che fornisce il 60% della produzione nazionale: 150mila litri di latte mercoledì in un campo del nord-Finisterre e 200mila nella Côtes d’Armor. L’azione più spettacolare si è avuta mercoledì in Belgio dove circa 300 trattori hanno versato 3 milioni di litri di latte su un campo.

Quali sono le risposte di Bruxelles?

La commissaria europea all’Agricoltura Mariann Fischer Boel ha spiegato giovedì 17 settembre davanti al Parlamento Europeo le misure per fronteggiare la crisi del settore. Fischer Boel ha proposto di facilitare alcuni “incentivi” per far risalire il prezzo del latte, ammorbidendo le regole che permettono di finanziare la ristrutturazione del settore. In concreto, Bruxelles propone di autorizzare i governi a prelevare delle multe dagli agricoltori che superano individualmente le loro quote, anche nel caso in cui la quota nazionale venga rispettata, come per esempio in Francia. Al momento questo non è possibile. Queste multe “potrebbero allora essere utilizzare per la ristrutturazione”, ha sottolineato la Fischer Boel.

La commissaria ha ripreso anche un’idea proposta dalla Francia e dalla Germania, sostenuta da altri 16 paesi europei, consistente nella fissazione del prezzo al momento delle negoziazioni tra produttori e latterie o industrie. La Fischer Boel ha infine proposto di autorizzare la Commissione Europea, come è già successo per altri settori, “a prendere delle misure temporanee  nel caso di perturbazioni di mercato“. Così gli stati membri dell’UE potranno accordare fino a 15mila euro di aiuti pubblici da qui alla fine del 2010 agli allevatori che si confronteranno con il calo dei prezzi.

Un passo indietro sulla decisione di fermare il sistema delle quote-latte “non è un’opzione“, ha ribadito la commissaria, non più che di congelare l’aumento progressivo delle quote negli a venire o di ritornare “a certi strumenti di regolazione del passato, cari ma efficaci”.

Queste proposte calmeranno la collera dei produttori?

No. Certo i produttori salutano le decisioni sulle multe legate alle quote e gli aiuti pubblici. Ma non hanno vinto la causa. “Possiamo vedere che la Commissione stimi che ci sia un problema riguardante i volumi di latte. È una buona notizia, ma sfortunatamente le proposte fatte non aiuteranno a superare la crisi e a risolvere i problemi a lungo termine” dice l’EMB in un comunicato.

Finché non otteremo un prezzo del latte remunerativo e l’introduzione di un ufficio europeo del latte, oltre a un abbassamento delle quote, noi continueremo lo sciopero“, confida Pascal Cousté. Il responsabile dell’APLI annuncia che i produttori francesi verseranno venerdì, sull’esempio dei loro colleghi belgi, milioni di litri di latte nei campi.

Emilie Lévêque

Fonte:
L’Expansion: http://www.lexpansion.com/economie/actualite-economique/les-dessous-du-conflit-entre-bruxelles-et-les-producteurs-de-lait_200447.html

Se l’articolo ti è piaciuto puoi votare questa notizia su Ok NOtizie. Clicca sul logo
(Comparirà una barra nella parte superiore dello schermo con cui votare la notizia. Grazie)

Annunci

2 Responses to Cosa c’è dietro il conflitto tra Bruxelles e i produttori di latte

  1. daniele ha detto:

    si fanno bene gli agricoltori a protestare e a chiedere aiuti. il problema e che loro prendono 20 centesimi e avrebbero bisogno di 50 centesimi e l’industria lo vende quasi a 2 euro ma stiamo scherzando?
    secondo me il maggior guadagno lo dovrebbe avere chi produce il prodotto e a ruota gli altri passaggi ma ora è il contrario cioe chi produce muore e gli altri si arricchiscono

  2. Oyasuminasai ha detto:

    ciao daniele, grazie per aver commentato.

    Effettivamente il problema dei produttori agricoli è proprio quello dei troppi passaggi. Negli ultimi tempi si stanno diffondendo sempre gli acquisti direttamente dal produttore, in modo che chi produce guadagni di più e chi consuma spenda comunque meno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: