A chi conviene l’eurizzazione?

In azzurro, i paesi che adottano l'Euro; in verde i paesi dell'UE che adoterranno l'euro in futuro; in marrone la Gran Bretagna, che si riserva il diritto di entrare nell'euro; in rosso la Danimarca che si riserva l'entrata nell'euro tramite referendum; in viola i paesi che adottano l'euro senza essere membri dell'UE

Tutti noi sappiamo che esistono dei criteri che uno Stato europeo deve rispettare per poter adottare l’Euro come moneta nazionale.
Questi sono chiamati “parametri di Maastricht” e consistono precisamente in: un rapporto inferiore o uguale al 3% tra il deficit pubblico e il PIL del paese; un rapporto inferiore o uguale al 60% tra il debito pubblico e il PIL; un tasso di inflazione non più alto dell’1,5% rispetto a quello medio dei tre stati a più bassa inflazione; tassi d’interesse a lungo termine non più alti del 2% rispetto alla media dei tre stati membri a più bassa inflazione; appartenenza per almeno un biennio al Sistema monetario europeo, in cui le valute dei paesi candidati sono agganciate all’Euro e non possono variare più del 15% rispetto a un tasso di cambio prefissato.

Il percorso verso l’Euro può rivelarsi quindi lungo e tortuoso: risanamento delle finanze pubbliche, equilibrio di bilancio, politica monetaria attenta; basta ricordarsi di quello che hanno dovuto fare l’Italia e la Grecia tra la fine degl anni ’90 e l’inizio del nuovo secolo per poter essere ammesse nell’Euro.
I vantaggi che si ottengono sono però invitanti: la fine dei costi di transazione nei commerci, l’accesso al mercato europeo per i propri prodotti di esportazione, l’apertura agli investimenti internazionali, facilitati anche dalla maggiore stabilità monetaria che l’Euro comporta.

C’è un modo per ottenere tutto questo senza attenersi ai parametri di Maastricht?
In passato si parlava di dollarizzazione riferendosi a quei paesi (ad esempio Panama) che adottavano il dollaro come valuta nazionale.; oggi possiamo parlare di eurizzazione per quei paesi che adottano l’Euro come valuta senza essere membri dell’Unione Europea.

Al momento i paesi ufficialmente eurizzati sono il Montenegro e il Kosovo: fino al 1999 in questi paesi si usava il marco tedesco. Negli ultimi tempi però, sulla spinta della crisi economica, da più parti si sono registrati segnali verso l’adozione unilaterale dell’euro da parte di altri stati, membri e non, dell’Unione Europea.

Il Fondo Monetario Internazionale ha consigliato l’adozione unilaterale dell’euro all’Ungheria; in Islanda si discute la convenienza di adottare direttamente l’Euro piuttosto che seguire l’iter di adesione piena all’Unione Europea; in Serbia, Bulgaria e Macedonia il dibattito è simile.

A questi dibattiti per ora non sono seguite adozioni unilaterali effettive, per quale motivo?
Economicamente, un paese eurizzato dovrebbe sostenere il costo una tantum di convertire tutti i prezzi in euro (quello che è successo agli europei nei primi mesi di adozione della moneta unica) e dovrebbe essere pronto a perdere la propria sovranità monetaria: niente più signoraggio, niente più svalutazione per sostenere le esportazioni, niente più Banca Centrale come prestatore di ultima istanza. Questi sono rischi che un paese come l’Islanda, che ormai ha un sistema finanziario a pezzi, sarebbe più che disposta a correre.
Per i membri dell’Unione Europea la ragione è legale: l’adesione all’UE comporta il rispetto dei Trattati, tra cui quello di Maastricht.
Per un paese ufficialmente condidato come l”Islanda o la Macedonia, le ragioni sono di opportunità politico-diplomatica: non avrebbe senso “guastare” tutto il percorso di adesione con una mossa unilaterale del genere, anche perché l’appartenenza all’Unione Europea non si esaurisce nell’adozione dell’Euro, bensì nella condivisione di valori e di responsabilità che vanno oltre la semplice “stabilità finanziaria”.

A livello di paesi extra-UE (o ritenuti tali), però, niente impedisce l’adozione unilaterale di una moneta straniera, così come in passato niente hanno rischiato quei paesi che hanno adottato il dollaro.
Riuscite a immaginare se un giorno la Turchia adottasse l’euro unilateralmente? Potrebbe benissimo essere l’ultima disperata mossa da parte di un paese che da cinquant’anni sta facendo di tutto (o quasi) per farsi accettare dall’Europa; un bel colpo per la politica europea. A chi conviene l’eurizzazione?

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