Ai piedi del Muro, una chiacchierata sul futuro dell’Europa

Combinando 2009, Berlino ed Europa, la prima cosa che salta in mente sono le elezioni europee [a me no], ma non solo. Quest’anno è anche l’occasione per celebrare i venti anni della caduta del Muro di Berlino [appunto], la tappa principale verso la riunificazione dell’Europa. Ancora oggi la capitale tedesca, che porta ancora chiaramente i segni di questa cicatrice, simboleggia questa apertura verso l’Est. Ursula (Romania), Anel (Bosnia-Herzegovina) e Victor (Russia) ne sanno qualcosa: questi tre giovani vivono ormai a Berlino e raccontato la loro visione del futuro dell’Europa.

Siamo a due passi dalla stazione principale di Berlino. Qui correva venti anni fa il “Muro della vergogna”, come dicono i tedeschi. Nati rispettivamente a Viscri in Romania, a Sarajevo in Bosnia-Herzegovino e a Belaja Kalitva in Russia, Ursula, Anel e Victor abitano ormai nella vecchia città del Muro, a Berlino. Inconcepibile 20 anni fa, la loro presenza qui è una dei pià bei successi dell’Europa: permettere ai giovani di varcare le frontiere e andare alla scoperta dei loro vicini. Una rumena nuova entrata nell’UE, un bosniaco, attuale candidato potenziale e un russo, spettatore attento e interessato di questa evolzione. A chi lasciare la parola per discutere dello sviluppo dell’UE, della sua identità e del suo futuro se non a questi tre giovani europei?

Anel, nato 26 anni fa a Sarajevo, ha vissuto gli orrori della guerra sulla soglia dell’Unione Europea. Per lui l’UE è “un paradiso da aspettare. È il massimo di tutto quello che puoi immaginare. L’adesione, è un segno di successo“. Per illustrare i suoi propostiti, niente di meglio di un esempio concreto: “Se degli amici di Ursula vogliono venire a trovarla da Bucarest, spiega, ordinano un biglietto a costo zero con Germanwings e sono subito a Berlino.”
Originaria della Transilvania in Romania e dunque membro dell’UE dal 2007, Ursula calma un po’ questo ottimismo: “Sicuramente sono molto contenta che la Romania faccia parte dell’UE perché questo porta molti vantaggi, soprattutto per riformare il sistema giudiziario, indispensabile. Ma, se mi avessero domandato al momento dell’entrato nell’UE quello che ne pensavo, avrei risposto: aspettiamo un po’. Per molti poveri, soprattutto contadini, la situazione si è degradata dopo il 2007. Lo si può vederle chiaramente oggi e questo durerà ancora qualche anno. È una notizia molto buona il fatto di avere avuto miliardi di euro a disposizione ma chi è capace di disporre delle sovvenzioni europee da noi? Senza parlare della corruzione che rimane da combattere“.

« Il nostro posto è in Europa, non nell’UE»

Victor, studente russo a Berlino, ha una visione più distante dell’argomento. Malgrado tutto, si sente chiaramente “europeo”. “Per me, tutti i russi sono europei. L’Europa come rappresentante di valori come democrazia, libertà di opinione, di stampa, di espressione, è quella a cui aderisco. Ciononostante, anche se ho avuto la possibilità di poter lavorare e studiare in Germania, restano molti ostacoli per noi e ne ho abbastanza di tutte queste formalità, passaporti, visti, ecc…” Per questo Victor non si immagina un’entrata del suo paese nell’Unione Europea. “Se la Russia appartiene all’Europa, il suo posto non è nell’Unione Europea come istituzione. Questo allargamento sarebbe troppo sbilanciato per l’UE e il livello di vita da noi non può essere paragonato in nessu caso. Ci sono sicuramente altre possibili di cooperazione“. Anel si mostra dunque più fiducioso della possbilita di vedere il suo paese entrare nei prossimi anni nell’Unione Europea:  “L’unico futuro possibile per i Balcani e che tutti i paesi della zona entrino nell’Unione Europea. Se l’UE non vuole altre guerre alle proprie porte, bisogna integrare questi paesi il più velocemente possibile.” Secondo lui, questa integrazione avrebbe un significato molto importante proprio per il suo paese: “per la Bosnia-Herzegovina, rappresenterebbe anche una garanzia della nostra identità, cosa che oggi non accade.” Riconosce comunque che questa evoluzione non sarà una passeggiata. “Tra l’altro, a causa della situazione del Kosovo, non sarà facile trovare una soluzione. Purtroppo se i diversi paesi non si sono messi d’accordo fino a oggi, non ci si riuscirà di certo adesso, ammette Anel. Per questo l’Europa deve aiutarci. Abbiamo bisogno si un sostegno esterno.”

Opinioni divise sulla Turchia

Le opinioni dei tre neo-berlinesi sono divise quando si tratta dell’adesione del candidato più discusso, la Turchia. Berlino è spesso considerata la più grande città turca fuori dalla madre patria e questo dibattito ha dunque un’intensità speciale nella capitale tedesca. Oguno ha inolte già avuto modo di soppesare le diverse argomentazioni. Per Anel, “la Turchia dovrebbe far parte dell’Unione Europea. Prima di tutto perché non si possono promettere mari e monti per tanti anni e poi dire di no alla fine. Evidentemente, non si può passare oltre sulla questione della religione. L’Unione Europea è stata fondata tra l’altro su dei valori cristiani e l’arrivo di milioni di musulmani sarebbe comunque uno shock importante. In confronto, un’adesione della Bosnia sarebbe molto più semplice in questo ambito. Il secondo problema è molto più concreto, ed è quello delle frontiere esterne. Cosa diventerebbe la sicurezza alle frontiere con Iraq e Iran? Ci sono dunque alcuni argomenti contro questa adesione ma bisogna mantenere le promesse e penso che la migliore soluzione sarebbe far entrare la Turchia.” Victor vede questo ostacolo religioso come insormontabile per l’adesione della Turchia ad una comunità su basi cristiane. “Sarebbe un peccato dover tracciare un frontiera tra cirstianità ed Islam ma penso che un’adesione della Turchia sarebbe un cambiamento troppo grande per l’UE che al momento non conta nessun paese a maggioranza musulmana“. Per Ursula infine, la questione della religione è del tutto secondaria. “Quello che conta di più, è che non c”è accorso sulle questioni fondamentali, come la struttura dello Stato, i diritti umani o la situazione della popolazione curda nell’est del paese. Finché questi problemi non saranno regolati, la Turchia non avrà il suo posto nell’UE.

Quale UE tra venti anni?

Così, quando li si domanda la loro visione dell’Unione Europea tra venti anni, nessuno dei tre pensa che la Turchia ne farà parte. Per Victor, se l’edesione dei Balcani sarà attuata entro 20 anni, teme che la Turchia possa essere ancora e sempre in fase di negoziato. “Il futuro dell’adesione di paesi come l’Ucraina o la Bielorussia dipende dall’evoluzione delle relazioni tra l’UE e la Russia. Spero che queste possano migliorare e che, malgrado non siamo un paese membro, il nostro livello di cooperazione possa migliorare per combattere l’uno conl’altro i problemi globali come il cambiamento climatico“.

L’elemento più importante dell’evoluzione dell’UE nei prossimi venti anni secondo Ursula è che “in molti paesi ex-comunisti, ci sarà un ricambio generazionale della classe dirigente e spero che possa esserci una generazione più aperta. Penso che ci sarà una pausa dopo l’adesione della Croazia. Può essere che l’UE si evolverà in un nuovo genere di partenariato con gli altri paesi candidati. Spero allo stesso modo che l’UE  e la Russia trovino insieme una soluzione per ristabilire la stabilità nei paesi confinanti“.

Per Anel infine, determinare il futuro dell’UE in venti anni è un esercizio difficile: “Se si fosse chiesto nell’Europa dell’est all’inizio dell’anno 1989 quello che sarebbe stato il futuro del Patto di Barsavia, penso che pochi avrebbero potuto prevedere lo scenario che abbiamo oggi. Il contesto della crisi economica rende tutte le previsioni difficili perché il rischio di una guerra si fa più presente. Ma quello che spero, è che tutti i paesi dei Balcani possano riconoscere i crimini del passato come il vecchio cancelliere Willy Brandt fece in Polonia. In modo che tutti questi paesi riescano, in pace, a entrare insieme nell’UE.

L’autore dell’articolo originale è Sebastien Vannier

Fonte:
L’Express: http://blogs.lexpress.fr/electorallemand/2009/05/au-pied-du-mur-discussion-sur.php?xtor=RSS-186

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One Response to Ai piedi del Muro, una chiacchierata sul futuro dell’Europa

  1. Chiara ha detto:

    Gentile editore,

    Mi chiamo Chiara Mazzetti e le scrivo da MEDIA CONSULTA, un’agenzia di Relazioni Pubbliche di Berlino.

    Al momento sto lavorando per un progetto promosso dalla DG Enlargement della Commissione Europea.

    Il progetto si intitola “Young Journalists Award”, ed e’ un concorso rivolto a giovani giornalisti Europei tra i 17 ed i 35 anni.

    Sto cercando giornalisti italiani che partecipino al concorso, poiche’ si tratta di una notevole occasione per giovani professionisti.

    Si tratta semplicemente di inviare il suo articolo che verta sulla materia di allargamento Europeo che sia stato gia’ pubblicato su un blog o un giornale.

    Per maggiori informazioni sul concorso, visiti il sito internet http://www.eujournalist-award.eu/your-award-2009.html

    I giornalisti del 2009 saranno premiati con un viaggio storico-culturale a Berlino tra la fine di agosto e l’inizio di settembre 2009.

    L’articolo puo’ essere inviato in Italiano

    Per registrarsi, puo’ visitare la pagina: http://www.eujournalist-award.eu/your-award-2009/entry-form/registration-award.html?no_cache=1

    Ho trovato il suo articolo molto interessante e vorrei invitarla a partecipare al concorso.

    Nel caso abbia bisogno di piu’ informazioni, non esiti a contattarmi.

    Cordiali saluti e in bocca al lupo

    Chiara

    Chiara Mazzetti

    International Communications Unit

    MEDIA CONSULTA International Holding AG

    Wassergasse 3

    10179 Berlin

    Tel.: +49-(0)30-65 000-305

    Fax: +49-(0)30-65 000-382

    c.mazzetti@media-consulta.com

    http://www.media-consulta.com

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