Il sistema di piste ciclabili di Copenhagen ha sempre più ammiratori all’estero

Copenhagen è stata a lungo la prima della classe per quanto riguarda il trasporto su bicicletta. Ora, altre città vogliono sapere quel è il segreto del suo successo. Per il 36% circa della popolazione, la bicicletta è il mezzo di trasporto preferito per andare al lavoro o a scuola.

E adesso molti altri paesi guardano alla Danimarca per cercare di migliorare i loro sistemi ciclistici e diminuire la loro dipendenza dalle automobili.

Al National Bike Summit di Washington D.C. di quest’anno, tenutosi da martedì a giovedì della settimana scorsa, Friis Arne Petersen, ambasciatore danese negli USA, è stato scelto per presentare l’evento. A sua volta ha lasciato il palco a Andreas Røhl, capo dell’ufficio pianificazione cilistica del Comune di Copenhagen

Il “Modello Copenhagen” è frequentemente apprezzato dalle altre comunità che vogliono incoraggiare la bicicletta. Per esempio, la corsia cicliabile standard di Copenhagen è larga più di due metri ed è separata dalla strada e dall’asfalto per mezzo di cordoli su entrambi i lati – dando alle biciclette, in sostanza, una strada propria.
E non solo le piste ciclabili hanno i propri segnali, ma sulle principali arterie i segnali sono sincronizzati a un ritmo più consono alla velocità sostenuta di una bicicletta rispetto a quella di un veicolo a motore, secondo il concetto di “onda verde”.

“C’è un interesse sempre crescente all’estero verso Copenhagen vista come modello per la ciclabilità”, dice Røhl. “Ci chiedono: «Diteci cosa state facendo, quali sono i costi» – tutte queste informazioni”.

Il “Modello Copenhagen” è ben conosciuto all’estero. La città ha accolto pianificatori da 18 paesi diversi solo fra ottobre e dicembre dell’anno scorso – che non era neanche alta stagione, secondo il Dipartimento Tecnico ed Ambientale del comune.

Røhl dice però che l’interesse si riferisce solo ai numeri.

“È solo il semplice numero delle persone in bicicletta” dice. “Se guardiamo solo alle persone che vivono e lavorano all’interno della città, la cifra di quelli che si spostano quotidianamente in bicicletta è del 55% – ossia 150.000 persone al giorno.”

Røhl dice che la mentalità riguardo alla bicicletta è molto diversa tra USA e Danimarca. Negli USA, il centro delle discussioni sulla bicicletta è generalmente sugli aspetti ambientali e sulla salute. Røhl dice che questi concetti possono funzionare a livello politico, ma non a livello individuale.

“Qui, andare in bici non è niente di speciale – è come lavarsi i denti. Tu non ti vesti da ciclista, monti in bici e vai.”

Røhl dice che gli americani e molte altre culture sono “affascinate” quando vedono delle donne che vanno al lavoro in bicicletta e quando i camion e la auto danno la precedenza al traffico ciclistico. Dice che la bicicletta può fare passi da gigante negli Stati Uniti, ma non sa se sarà possibile creare una “cultura della bicicletta” come in Danimarca.

“Normalmente quando parlo, mi riferisco all’ambiente urbano. Alcune città americane hanno un buon sistema di trasporto pubblic, quindi andare in bicicletta può non essere una cosa attraente. A Copenhagen, è il modo più veloce e flessibile di girare. Devi creare un sistema che lo promuova – e questo significa prendere alcune decisioni pesanti di pianificazione urbana.

Andy Clarke, presidente della League of American Bicyclists si è detto d’accordo.

“Il progetto di legge federale sui trasporti investirà centinaia di miliardi di dollari ed abbiamo bisogno di assicurarci che il denaro vada nella giusta direzione”.

Clarke sostiene che una delle ragioni per cui l’organizzazione ha voluto un ospite da Conpehagen era di rendere chiaro il messaggio per cui è possibile creare una cultura della bicicletta. Negli anni ’60, Copenhagen era sulla strada della motorizzazione. Ma le scelte consapevoli l’hanno sviluppata in una maniera totalmente diversa da quella delle città americane.

Clarke crede però che gli americani sceglieranno il mezzo di trasporto più facile e più conveniente.

“E questo, sfortunatamente, è stato l’automobile per gli ultimi 50 o 60 anni. Abbiamo bisogno di normalizzare la bicicletta e renderla un’abitudine ben radicata. Ma la salute e la forma sono altri grandi fattori che ci aiuteranno a promuoverla.

Negli Stati Uniti, Clarke dice che ci sono alcune città che hanno sistemi ciclisitici ben sviluppati, tra cui Chicago, New York e Portland nell’Oregon.

La stessa Copenhagen, tuttavia, non ha intenzione di sedersi sugli allori. La città vuole avere il 50% di studenti ed impiegati comunali su bici ogni giorno entro il 2015.

Quattro nuovi ponti pedonali e ciclabili sono in progetto all’interno dell’area portuale di Copenhagen, espandendo così il già esteso sistema di piste ciclabili della città.

Fonte:
Copenhagen Post: http://www.cphpost.dk/news/local/87-local/45066-citys-wheely-good-ideas-making-inroads-abroad.html

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