I giovani greci alla deriva

Tre mesi dopo i moti scatenati dalla morte di un adolescente sotto i colpi di un poliziotto, la Grecia si trova di fronte a una radicalizzazione dei giovani, colpiti dalla crisi, le cui azioni violente a ripetizione inquietano autorità ed esperti.

Ad Atene e a Salonicco, le due grandi città del paese, gli attentati incendiari, i confronti con le forze dell’ordine e le operazioni di intimidazione nelle università sono diventate moneta corrente, imputabili secondo la polizia ad una nebulosa anarco-autonoma e spesso rivendicate da gruppi più o meno effimeri.

Martedì mattina, una ventina di giovani incappucciati e mascherati ha incendiato nove vagoni di un convoglio della metropolitana nella perifieria nord di Atene. La notte successiva, dei lanci di bottiglie molotov hanno danneggiato una succursale bancaria della capitale. Qualche giorno prima, le vetrine di un quotidiano di destra era stato distrutte durante una manifestazione di sinistra. A fine febbraio, i domicili e gli uffici di una decina di magistrati, personalità politiche e culturali sono stati il bersaglio di mini attentanti incendiari.

Un sistema di polizia screditato

“C’è un attivismo latente in Grecia, che è stato risvegliato dai moti di dicembre ed è alimentato dalla crisi economica”, analizza Panayotis Stathis, portavoce della polizie. “Dare fuoco a una vettura è una cosa, ma qui abbiamo a che fare di molto più inquietante, delle operazioni pianificate gestite da gruppi organizzati”, aggiunge.

Stathis riconosce che la polizia dovrà “riorganizzare le sue forze per essere più attiva ed efficace”, visto che si deve confrontare anche con la ricomparsi del gruppo di estrema sinistra Lotta Rivoluzionaria. Questa organizzazione, classificata come terrorista dall’Unione Europea, ha in particolare rivendicato una sparatoria su alcuni poliziotti che ha fatto un ferito grave il 5 gennaio ad Atene.

“Tutta una sfera di influenza, di cui per inciso non si sanno molte cose, si è sentita legittimata dalla crisi di dicembre, ed ha superato un limite, con dei metodo più violenti e ciechi”, giudica il criminologo Ioannis Panoussis, lui stesso colpito a fine febbraio quando una quarantina di giovani incappucciati hanno disturbato una riunione sul sistema carcerario all’università di Atene.

Scatenati dall’abuso della polizia che è costata la vita ad Alexis Grigoropoulos, un adolescente di 15 anni, il 6 dicembre ad Atene, l’ondata di rabbia dei giovani ha affermato “un malcontento enorme di fronte all’incuria dello stato e un liberismo senza contrappesi e ha creato una dinamica che cerca di esprimesi”, giudica l’avvocato Dimitris Beladis, specialista di guerriglia urbana. Egli si preoccupa anche di una “radicalizzazione simmetrica dell’estrema destra”, dopo che ignoti hanno attaccato a fine febbraio con delle granta i locali di un’associazione di sinistra, provocando dei danni materiali.

In assenza fin qui di arresti, i fautori dei moti approfittano di un “clima di impunità alimentata dal totale discredito delle forze dell’ordine” a dicembre, stima il politologi Théo Livanios, dell’istituto di sondaggi Opinion. Le falle nell’apparato di sicurezza sono state messe ancora una volta alla luce la settimana scorsa dall’evasione dal carcere di massima sicurezza di Atene, per la seconda volta in tre anni, dei più celebri detenuti del paese: un rapinatore di banche greco e un sicario albanese.

L’opposizione socialista, che ha ormai il vento in poppa nei sondaggi rispetto alla destra al potere, ha reagito a quest’ultimo scacco rechiedendo di nuovo delle elezioni anticipate, affermando che la sicurezza dei greci non è era più asicurata.

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Fonte:
Le Vif/L’Express: http://www.levif.be/actualite/europe/72-57-30404/la-jeunesse-grecque-a-la-derive.html

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