Un modello svedese per uscire dalla crisi bancaria

Olle Wästbreg, direttore generale dello Swedish Institute rivela alcune intuizioni raccolte durante la sua esperienza dei primi anni ’90 durante la crisi bancaria svedese e le sue eventuali soluzioni.

“Modello svedese” era un’espressione coniata durante gli anni ’30, in particolare dal libro  Sweden: The Middle Way, un best seller del giornalisti Marquis Childs del 1936 in cui la Svezia veniva descritta come una fortunata combinazione di due sistemi politici e un paese in stato di equilibrio. Questo era vero in modo particolare per le relazioni sul mercato del lavoro.

I tempi cambiano. Oggi quando i quotidiani e le riviste internazionali parlano di “modello svedese”, alludono al modo in cui la Svezia ha gestito la crisi finanziaria all’inizio degli anni ’90.

Allora, la crisi bancaria fu gestita dal Ministro degli Affari Fiscali e Finanziari Bo Lundgren (ora direttore generale dello Swedish National Debt Office), dal suo Segretario Urban Bäckström (ora direttore generale della Confederazione delle Imprese Svedesi), da Stefan Ingves (ora presidente della Banca centrale svedese). Come segretario alle finanze nei primi anni ’90, ho avuto una buona visuale del processo.

Nella situazione correnti, con molti sistemi finanziari sull’orlo dell’abisso, quello che accadde in Svezia è spesso descritto come un modello per altri paesi. Quando le banche – e le altre istituzioni finanziarie – non riescono a finanziare le imprese e i cittadini che hanno bisogno di prestiti, l’economia si ferma. Il risultato è: niente investimenti, caduta libera del mercato immobiliare, meno consumi e disoccupazione crescente. Il sistema bancario è la chiave del recupero dell’economia.

Nel 1992 la Svezia fece praticamente due cose:

– Il governo garantì i depositi che beneficiarono di una rinnovata fiducia.

– I debiti delle banche che non riuscivano a riprendersi vennero trasferite alle “bad banks”. Questo rese pulite le banche ordinarie, che poterono riprendere l’attività. Le bad banks vendettero i loro asset deprezzati in un paio di anni e la maggior parte del denaro fu recuperata nel tempo.

Il sistema delle bad bank è descritto spesso come un’invenzione svedese. Non lo è. La Svezia ha imparato dal crollo dei risparmi e dei prestiti negli Stati Uniti negli anni ’80, e adattò le idee delle bad banks dal Texas. In un certo modo, questo rientra in una tradizione che include i moderni partiti politici, il commercio via posta – ed altri esempi di invenzioni portate dagli Stati Uniti alla Svezia per essere raffinate ed esportate.

I problemi che ora affronta il sistema finanziario internazionale è molto più grande sia nella scale che nelle strutture rispetto alla crisi svedese del 1992. In Svezio, il governo dovette prendere il controllo al massimo di due banche. Questo implicò che il governo fosse su entrambi i lati – la banca e la bad bank – nella stime del valore degli asset. Il processo poté rivelarsi liscio e veloce. La mia previsione è che gli avvocati americani su entrambi i lati lo renderebbero un po’ più complicato.

La Svezia evità comunque il fallimento del sistema bancario, che era terribilmente vicino. Il modo ordinario in cui questo fu fatto può essere definito un “modello svedese”. Per altri paesi dove ora la paralisi bancaria sta impedendo all’economia di ricominciare da capo, questo può essere qualcosa in cui sperare.

Fonte:
The Local: http://www.thelocal.se/17666/20090218/

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One Response to Un modello svedese per uscire dalla crisi bancaria

  1. Luca ha detto:

    La crisi non è risolvibile attraverso le banche. Non si può chiedere aiuto a Satana per riportare le pecorelle all’ovile divino.
    Le banche sono una struttura di potere reale e non formale, svincolate da qualsiasi controllo da parte della popolazione.

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