L’Europa e la trappola del protezionismo

Il protezionismo del presidente francese Nicolas Sarkoxy ha fatto arrabbiare l’Unione Europea – e in particolare la Germania. Ironicamente, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha usato toni protezionistici negli ultimi tempi. L’Unione Europea dovrebbe parlare con una voce comune nell crisi, ma Francia e Germania stanno facendo poco per questo.

Poche persone sanno far arrabbiare gli abitanti dell’Europa centrale ed orientale come un presidente francese. Jacques Chirac, riferendosi alle politiche filo americane sull’Iraq della Bulgaria e di altri paesi dell’Europa orientale, una volta ringhiò: “Gli europei dell’est hanno perso una grande opportunità di tenere chiuse le loro bocche.”

La scorsa settimana Sarkozy ha alzato la posta, dicendo: “Vogliamo fermare lo spostamento delle fabbriche all’estero, e forse riusciremo a riportarle indietro. Se daremo assistenza finanziaria all’industria dell’auto, non vedremo un’altra fabbrica muoversi verso la Repubblica Ceca”.

Il primo ministro ceco Mirek Topolanek, fuori di sé dalla rabbia, ha prontamente annunciato uno speciale summit europeo.

L’osservazione di Sarkozy ha provato, una volta per tutte, che il protezionismo è vivo e vegeto nell’UE. Di più, non c’è dubbio che il protezionismo riduca la produttività economica europea. Come sappiamo, non ci sono vincitori in una gara protezionista.

Comunque, non dovremmo cadere nella trappole di vedere la posizione anti-liberale di Sarkozy come la causa principale del protezionismo montante. La Germania ha ridotto i costi del lavoro diverse volte senza consultare gli altri membri della zona-euro. Questo ha portato a un immediato vantaggio di costo per le imprese tedesche.

Il modo in cui i governi tedeschi e francesi hanno salvato le loro banche non era nello spirito della politica comune europea della competizione. Chiunque in Germania volesse lamentarsi del protezionismo francese dovrebbe provare a spiegare la cosiddetta “Legge VW” a un francese.

Protezionismo strisciante

Abbiamo sempre avuto un protezionismo strisciante in Europa, e la Commissione Europea merita un grande riconoscimento per l’importante successo che ha ottenuto nella lotta contro di esso. Le tedesche Landesbanken, o banche di stato, e la politica energetica francese sono i due esempi principali. Ma sarà più difficile tappare il protezionismo nella crisi finanziaria, ora che gli stati membri hanno il controllo e lo stanno usando a proprio vantaggio.

Sarkozy, con la sua osservazione protezionistica, ha dimostrato alla fine di non essere un grande europeo, e il primo ministro slovacco Robert Fico non ci ha messo molto a rispondere. Se Sarkozy fosse stato capace di mantenere la sua minaccia, ha detto Fico, sarebbe riuscito a riportare a casa Gaz de France.

Il protezionismo aperto porta facilmente a un’escalation. Questo non sarebbe uno sviluppo desiderabile, specialmente per la Germania, primo esportatore nel mondo.

Ma anche se tutti i politici e gli economisti evocani il libero commercio nei loro discorsi improvvisati e nei talk show, la Germania ricopre una quota significativa di responsabilità. Visto che si reagisce alla crisi globale economica e finanziaria con il motto “ognuno faccia per sé”, uno non dovrebbe essere troppo sorpreso dal protezionismo.

Visto che non c’è un vero piano europeo per combattere la crisi, i paesi dovranno escogitare piani propri.

Sotto queste circostanze avverse, Sarkozy non può essere veramente biasimato per aver detto: “se paghiamo fino a 6 miliardi di euro per l’industria automobilistica, possiamo almeno aspettarci che il denaro rimanga nel paese.

Se il mercato unico europeo è così importante per noi tedeschi, perché abbiamo rifiutato così vementemente un piano europeo per affrontare la crisi?

Se ci fosse stato un simile piano, non avremmo avuto i sussidi francesi per l’inustria automobilistica e nemmeno gli incentivi alla rottamazione tedeschi. Invece, forse, avremmo abbozzato degli incentivi di rottamazione europei e sussidi simmetrici. E, in questo caso, nessuno avrebbe minacciato di chiudere le fabbriche ceche o di rimandare a casa Gaz de France.

Protezionismo Made in Germany

Il programma di stimolo economico tedesco è progettato per beneficiare principalmente l’industria automobilistica tedesca. È strutturato in qualche modo più chiaramente del piano francese. Se avessimo mandato i 50 miliardi di euro alle persone sotto forma di incentivi fiscali, gli esportatori francesi ed italiana avrebbero beneficiato del nostro programma.

Me se tutti sono impegnati a fare meno concessioni possibili ai vicini, non dovrebbe destare sorpresa che questi pacchetti siano quel che sono. E nessuno, incluso Sarkozy, ha sabotato un approccio comune europeo come la cancelliera tedesca e il ministro delle finanza Peer Stainbruck, un euro-scettico.

Un dibattito simile sviluppatosi negli Stati Uniti recentemente, quando Paul Krugman, il fresco Premio Nobel per l’economia, ha annunciato, per lo sgomento dei colleghi, che il protezionismo è giustificato in una certa misura. Il suo argomento è il seguente: se i pacchetti di stimolo non sono coordinati, abbiamo un problema, vale a dire che le misure nazionali, come i tagli delle tasse, avvantaggiano principalemente i produttori stranieri.

Questo è stato quasi sempre il caso dei tagli americani delle tasse nel passato. Il risultato di questo è che i governi affronterebbero la scelta di continuare a spendere tutti insieme con pacchetti di stimolo, che sarebbero disastrosi alla luce della crisi, o di strutturarli in modo che i produttori nazionali possano ottenere i maggiori vantaggi da essi. In questo caso, la versione protezionista sarebbe meglio che niente. Krugman vede anche una relazione tra una mancanza di coordinamento e il protezionismo.

In questo caso, si può solo sperare in contromisure legali. Forse la Commissione Europea riuscirà a prevenire qualche eccesso.

Nondimeno, il problema fondamentale dei massicci sussidi francese per il settore automobilistico rimane sul tavolo. Questo colpirà negativamente altri produttori di auto europei. Scontando fortemente i loro prezzi, Renault Peugeot e Citroen potranno ottenere quote mercato – e non solo in Francia. Questo va a diretto svantaggio di altre aziende.

Giochi economici

Da un punto di vista europeo, quest azioni sono giochi economici a somma zero. I francesi vincono, mentre i tedeschi perdono. È la stessa cosa della pratica di ridurre il costo del lavoro in Germania. Vengono adottate misure che costano un sacco di soldi ma che sono inefficaci in Europa. Sarebbe meglio caricare il denaro su un aereo e farlo disperdere sull’Europa. Ma non ci si può aspettare che la Francia, o qualunque altro stato membro, facciano qualcosa del genere. Solo l’UE può farlo.

Quando la Merkel e Stainbruck hanno rifiutato un piano generale economico per il settore economico e finanziario, l’ex-commissario europeo Mario Monti ha scritto sul Corriere della Sera, che la cancelliera ha messo in pericolo quello per cui la Germania aveva combattuto per decenni: il mercato unico europeo. Sono convinto che Monti reagisca alle osservazioni di Sarkozy con la stessa incredulità, come fanno tutte le persone che sostengono il mercato unico europeo.

Ma anche se Sarkozy offre un bersaglio ideale per un attacco, è sbagliato anche ridurre il problema a questa invettiva eccentrica e definitivamente in qualche modo inutile. La causa principale del protezionismo emergente in Europa non è Sarkozy. Piuttosto, è il lavoro delle persone che, in un’unione monetaria, fanno politica senza considerazione per i loro vicini.

Fonte:
Der Spiegel: http://www.spiegel.de/international/europe/0,1518,607457,00.html

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