Anche Oxford colpita dalla crisi

La prestigiosa università di Oxford e i 38 “college” a lei federati sono un mondo a parte, ma non al riparo dalle turbolenze economiche. Come tutte le università britanniche, Oxford subisce i contraccolpi della tempesta dei subprime e della crisi economica da essi originata. Niente di catastrofico ma, per l’anno universitario che si chiuderà il 31 luglio 2009, l’istituzione prevede un “leggero deficit”, dopo un guadagno di 5,9 milioni di sterline (6,7 milioni di euro) nel 2007-2008.

I suoi ricavi – 754,7 milioni di sterline nel 2007-2008 – provengono da fondi pubblici, ripartiti tra l’insegnamento (186,2 milioni) e la ricerca (122,9 milioni), tasse universitarie e per le borse di studio (110,4 milioni); altri ricavi provengono da donazioni (33,9 milioni), contratti di ricerca con le imprese (14,2 milioni) o con organizzazioni caritative (94,7 milioni), ma anche da attività proprie come, per esempio, l’editoria (Oxford University Press), che le ha fruttato 36,6 milioni l’anno scorso.

Il crollo delle borse dopo l’estate 2007, quando sono apparsi i primi segni della crisi dei subprime, ha innanzitutto colpito il valore degli investimenti di Oxford. Ad ottobre 2008, avevano un valore di 592,5 milioni di sterline, contro i 688,6 milioni del luglio 2007. L’università ridimensiona il problema, sotenendo che i rendimenti di questi investimenti “non rappresentano che il 4,5% dei ricavi annuali“. E che, alla fine, i mercati riusciranno a ripartire.

Pertanto, sui circa 100 milioni di sterline di perdite virtuali per Oxfors, 31,25 milioni non potranno tornare nemmeno se le borse risalissero: si tratta di somme che Oxford ha depositato presso tre banche islandesi che offrivano remunerazioni molto importanti, ma che poi sono fallite. Il denaro è al momento bloccato, come altre decine di milioni depositati da comuni, ospedali, organizzazioni caritative e da altre università sui conti islandesi. Inoltre, Oxford ha lanciato nel 2008 un invito per trovare fondi per 1,25 miliardi di sterline, “il più grosso appello lanciato ad oggi da un’università europea“, già sottoscritto per le metà. La seconda metà si rivelerà più difficile da incassare.

La recessione dovrebbe colpire allo stesso modo i fondi pubblici che Oxford riceve“, prevede John Hood, vice-cancelliere dell’università. Oxfors di aspetta una “caduta sostanziale”, che per ora si rifiuta di quantificare, dei finanziamenti pubblici destinati all’insegnamento. La ricerca, dovrebbe essere più colpita dai danni dei budget delle imprese e delle organizzazioni che la sostengono.

La crisi  potrebbe inoltre scoraggiare alcuni stranieri a venire a studiare ad Oxford, come è successo dopo la crisi asiatica del 1997. Ora gli studenti stranieri, le cui tasse universitarie non hanno un tetto al contrario di quelle dei loro colleghi britannici, sono una fonte sostanziale di ricavi. Gli studenti stranieri rappresentano il 21,7% degli effettivi di Oxford (20014 studenti), ma il 50% delle tasse universitarie.

Infine, la crisi finanziare ha fatto cadere il valore dei fondi pensione di Oxfors, che paga le pensioni dei suoi impiegati: al momento il fondo presenta un deficit di 43 milioni di sterline.

Lord Chris Patten, il cancelliere dell’università di Oxford, conosciuto anche per il suo orientamento conservatore, potrebbe trovare in questa crisi degli argomenti a suo favore, visto che si batte da lungo tempo per un aumento delle tasse universitarie.

Fonte:
Le Monde: http://www.lemonde.fr/la-crise-financiere/article/2009/02/09/au-royaume-uni-oxford-est-touchee-par-la-crise_1152737_1101386.html#xtor=RSS-3214

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