Critiche agli incentivi della Repubblica Ceca per mandare a casa i lavoratori stranieri

L’offerta di Praga di un biglietto aereo gratuito e 500 euro per i lavoratori stranieri che volontariamente scelgono di tornare a casa dopo aver perso il lavoro ha scatenato molte critiche negli ambienti di Bruxelles.

Negli ultimi anni, la crescita veloce dell’economia ceca, guidata dall’industria automobilistica, avevano richiamato molti lavoratori a basso costo principalmente da Ucraina, Slovacchia, Vietnam, Mongolia e Moldavia. Circa 290 mila lavoratori stranieri sono stati registrati nel paese nello scorso novembra, fino a 51mila all’anno, secondo il ministro dell’interno ceco.

Il ministro dell’interno ceco Ivan Langer dice che si aspettava che almeno 12 mila lavoratori avrebbero perso i loro lavori nel primo quarto di quest’anno come effetto della crisi economica. Circa 68mila permessi di lavoro sarebbero in scadenza nella prima metà del 2009.

Jean-Michel de Waele, professore di scienza politica all’Università Libera di Bruxelles (ULB), ha detto ad EurActiv di aver visto una contraddizione tra la fretta di espellere i lavoratori stranieri e le recenti critiche della presidenza ceca alla Francia, accusata di protezionismo.

“È vero che la crisi resuscita riflessi deplorabili. Ma almeno le crisi ci permettono di vedere a che punto siamo nella costruzione europea. Una cosa è godere nell’avere a disposizione lavoratori stranieri quando se ne ha bisogno, un’altra cosa è volerli mandare via, perché siamo in crisi,” dice De Waele.

Il professore aggiunge che questa non è solo una questione di crisi economica, ma di un “fenomeno sociale isolazionista”. “In Gran Bretagna, abbiamo già avuto proteste sociali contro l’assunzione di cittadini di altri paesi UE. Questa è una tendenza molto pericolosa,” ha avvertito.

Anche in Spagna, i primi colpiti dalla crisi sembrano i lavoratori stranieri, che stanno ritornando a casa in branco, come riporta la stampa internazionale.

De Waele critica fortemente la presidenza ceca per aver dato un cattivo esempio, ma anche per rimanese in silenzio su alcune grandi questioni. “È sorprendente vedere l’Europa rimanere in silenzio al confronto con la peggiore crisi economica degli ultimi sessant’anni. Possiamo giudicare Sarkozy in molti modi diversi, ma almendo durante la sua presidenza, l’Europa parlava”, dice. I rimproveri del professore ricadono anche sul presidente della Commissione Europea Barroso che “si sta occupando solo della sua rielezione”.

A dispetto della scelta di lettere dell’alfabeto colorate come logo, De Waele ha definito la presidenza ceca dell’UE “incolore”.

Fonte:
EurActiv: http://www.euractiv.com/en/socialeurope/prague-criticised-moving-send-home-foreign-workers/article-179339

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