Mercoledì apre ARCOMadrid 2009, grande fiera di arte contemporanea

Sembra strano ma è proprio così. Molti portoghesi andranno all’ArCo, fiera di arte contemporanea a Madrid, a comprare opere portoghesi da galleristi portoghesi. Dei circa 150mila visitatori, almeno 15mila verranno da terra lusitana. “Anche persone che abitualmente non frequentano musei o gallerie visitano ArCo”, dice José Mário Brandão della galleria Graça Brandão (Porto). “È un pretesto per viaggiare, e a noi portoghesi piacciono i pretesti.” Non si tratta, quindi, di un fenomeno casuale, come quello di chi compra una favolosa T-Shirt a Londra per poi accorgersi che è Made in Portugal. Qui la cosa si sa da prima, quindi è intenzionale, visto che sembra che ci sia chi, pur frequentando gallerie in Portogallo, preferisce comprare all’ArCo le opere che ha visto là. Al gallerista non resta che trasportarle di nuovo in Portogallo e spedirle al compratore felice, che così potrà dire di averle comprate all’ArCo.

Ci sono varie ragioni possibili per giusitificare questa tradizione. La prima, ovviamente, è la mancanza di tempo per frequentare gallerie. Poi, una certa impressione secondo cui le gallerie portano il meglio del loro repertorio agli eventi internazionali – non solo ad ArCo, ma anche alla Fiera di Basilea (con la sua estesione a Miami) e al Frièze di Londra, altrettanto importanti. Infine, c’è il vantaggio di poter apprezzare quello che si fa qui nel contesto di quello che si fa in tutto il mondo. Intorno ad ArCo c’è tutta una serie di eventi paralleli, con una fiera concorrente (Madrid Fair Art) e inaugurazioni in innumerevoli gallerie che approfittano della presenza massiccia di amanti dell’arte nella capitale spagnola. C’è anche un lato sociale: l’inaugurazione alla presenza dei reali di Spagna (quest’anno verrà il principe Filippo), rinfreschi, brindisi, conferenze … “Questa è più fiera di quella di Basilea o di Frièze”, dice José Mário Brandão. La vita notturna è altrettanto importante, con i caffé come il Chicote o il Cock che assumono un ruolo centrale.

Le persone che visitano la fiera sono quelli che ci si aspetterebbe di trovare. Imprenditori, manager, avvocati, medici e altri membri delle classi lavoratrici con qualche disposable income e appetito culturale quanto basta. Chi gira per l’ArCo non ci mette molto a rendersene conto. A tutte le ore si sente parlare la nostra lingua, anche se con un tono di voce normalmente discreto, proprio di questo tipo di persone. A volte la conoscenza tecnica impressiona. Nella memoria di questo giornalista resta una conversazione dell’anno scorso su un’opera concettuale che consisteva essenzialmente in un enorme foglio di carta piegato in molte parti. Questo foglio aveva una specie di sabbia nera che si espandeva in varie direzioni. Quando la discussione raggiunse il punto in cui qualcuno alluse al fatto che l’opera assomigliasse all’universo, il giornalista si sentì un pesce fuor d’acqua. Disperato, andò a cercare le familiari delizie dell’arte figurativa. Le incontrò quasi subito, dato che ArCo, alla fine, è un evento commerciale in cui non mancano perfetti ritratti iperrealisti a olio.

Nell’arte contemporanea è sparito il paradigma dominante. Passate le grandi rivoluzioni del XX secolo (surrealismo, dadaismo, espressionismo astratto, pop art, ecc.), siamo entrati in un periodo in cui tutto è possibile. Più che possibile, legittimo, nel senso che non c’è nessuno, o quasi, che provi a dire che qualcosa non è arte.

In 27 anni di esistenza, ArCo è abbastanza cambiata. Trasferitasi da Casa del Campo al recinto di Ifema, è passata da essere evento essenzialmente iberico a fiera che tenta ogni volta di più di attrarre il grande collezionista europeo o americano. Attualmente risalta la sua dimensione. Con circa 200 gallerie, è una fiera grande e spaziosa. Si tratta di uno spazio che, oltre all’arte, è usato per esibire mobili, automobili e animali da compagnia. Su due piani ci sono gli stand più grandi, in un altro quelli più piccoli, che non possono superare i 40 metri quadrati. C’è anche lo spazio per performance e conferenze. “Essendo fatta a Madrid, è una cosa altamente sovvenzionata – dal governo, dalla regione, ecc.”, dice Carlos Carvalho, della galleria omonima. C’è sempre un paese invitato e, ultimamente, vengono frequentemente scelti tra quelli emergenti. L’anno scorso fu il Brasile, quest’anno sarà l’India, un mercato che è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni. 13 gallerie e 50 artisti, selezionati dal curatore Bose Krisshnamachari. Essendo questo un argomento artistico e parlando di Portogallo, non poteva mancare una polemica sui soldi. Quest’anno la polemica, come sempre, ha a che fare con i criteri. Il Governo dice di essere generoso ad offrirsi di coprire i danni che le opere possono subire fino a un massimo di 20mila euro, in tempi di crisi economica. Le gallerie dicono che lo Stato ha l’obbligo di sostenere l’internazionalizzazione dell’arte portoghese.

“L’arte sta bene, è il mercato che sta male”, dice Luìs Serpa, della galleria dello stesso nome. “Per la prima volta, l’arte e l’antiquariato non sono beni-rifugio. Penso che il cash-flow sparirà.” La crisi si nota nella frequenze e negli acquisti, soprattutto da parte istituzionale. Per i galleristi, l’ArCo non è una garanzia di affare, è un investimento che deve essere fatto con oculatezza. “Quando portavo una scultura di cinque metri di Rui Chafes, era una scommessa. Oggi come oggi non porto opere di queste dimensioni”, dice José Mário Brandão.

Pur con tutte le difficoltà, ci si aspetta che ArCo registri l’abituale massiccia affluenza, un’affluenza che in passato costrinse Luìs Serpa a chiudere lo stand con il nastro adesivo. E se questo significa che ci saranno persone che faranno osservazioni e domande stupide, tanto peggio. Del resto, questo accade sempre meno. La più comuni sono del tipo: “Questo lo facevo anche io.” Frederico Sequeira, della galleria Mário Sequeira (Braga), racconta che l’anno scorso presentò un’installazione che includeva alcuni libri sul pavimento. “Qui c’è qualcosa fuori posto”, commentò qualcuno. C’è anche chi si lamenta dei prezzi, il che in principio è legittimo, come in qualunque altro settore economico. Una volta, un visitatore arrivò allo stand di una galleria spagnola e, vedendo un quadro di Mark Rothko alla parete, domandò: “Per curiosità, quant’è?” Senza girarsi il gallerista risposa: “Io non sono qui per curiosità.” Sempre parlando di denaro, la moglie di un primo ministro portoghese si scandalizzò che ci fossero artisti nazionali a un prezzo così alto: “Lo dirò a mio marito!” “C’è anche la storia di quel bambino che, vedendo una opera di Mirò, domandò quanti anni avesse avuto l’artista al momento di dipingerla”. Non tutte le gallerie reagiscono allo stesso modo alla crisi. Alcune rinunciano a viaggiare, altre danno precedenze ad altre fiere rispetto ad ArCo. Cristina Guerra, Filomena Soares, Paulo Amaro, Graça Brandão, Mário Sequeira, Pedro Oliveira, Presença, Quadrado Azul, Carlos Carvalho, Fonseca Macedo, Fernando Santos, António Henriques sono, fino a nuovo ordine, i nomi dei resistenti. Dall’11 al 16 febbraio, saranno lì nell’ARCOMadrid 2009 ad aspettare i clienti. Gli abituali e tutti gli altri.

Fonte:
Expresso: http://aeiou.expresso.pt/gen.pl?p=stories&op=view&fokey=ex.stories/496543

Il sito di Arco Madrid: http://www.ifema.es/web/ferias/arco/default.html

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2 Responses to Mercoledì apre ARCOMadrid 2009, grande fiera di arte contemporanea

  1. susanna ha detto:

    le fiere d’arte non sono solo questo. spesso sono molto meno di quanto raccontato dal giornale portoghese. spesso sono molto di più: un bignami della contemporanietà. non le si frequenta come un corso di storia dell’arte. ma per allensare lo sguardo.

  2. Oyasuminasai ha detto:

    Non credo che il giornalista volesse dire con questo articolo che le fiere d’arte sono “solo” quello che ha scritto. Non mi sembra né un articolo che le esalti, né che le demonizzi.

    Personalmente, ho scelto di tradurre questo articolo perché comunque parla di un argomento di cui, oltre a notizie del tipo “battuto questo quadro da Christie’s per questa cifra” o “venduto quest’altro quadro per un tot di dollari” non si sente molto parlare.

    Spero che comunque la lettura di questo articolo ti sia stata utile e/o dilettevole.

    Ciao e grazie per il commento.

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