A Dresda, capitale hi-tech della Germania, la Silicon Saxony rischia di affondare

Silicon Saxony, ultimo bastione europeo per lo sviluppo di semi-conduttori.” Per le strade di Dresda (Germania) nella ex-DDR, decine di manifestanti mostrano lo stesso cartello. La capitale del land della Sassonia, importante sede di aziende di alta tecnologia oltre-Reno, è rosa dall’incertezza: una delle sue aziende più importanti, il fabbricante di memorie informatiche Qimonda, ha dichiarato lo stato di insolvenza a fine gennaio. Malgrado il freddo, più di 2000 operai del gruppo e dell’indotto hanno manifestato, martedì 3 febbraio, per il salvataggio dell’impresa.

Filiale della tedesca Infineon, Qimonda accumula da molti trimestri perdite nell’ordine dei miliardi di euro. La società, che impiega 12000 persone nel mondo di cui 4600 in Germania, principalmente a Dresda, spiega di essere stata costretta al fallimento a causa della “caduta spettacolare dei prezzi per l’industria delle memorie vive (DRAM), in combinazione con il deterioramento dell’accesso ai mezzi di finanziamento“.

Se non si troverà un investitore da qui alla fine di marzo, il gruppo dovrà chiudere. “Disponiamo di una tecnologia molto innovative e gli impiegato sono altamente qualificati: è sensato investire su di noi“, afferma Michael Grechtner, capo del comita d’impresa. Dal momento in cui sapirà Qimonda, predice, “sarà tutta la Silicon Saxony a rischiare di affondare“.

La delusione è grande: in quindici anni, la città di Dresda è riuscita ad attirare un tessuto denso di attività microelettroniche grazie a comode sovvenzioni, e ad un ambiente legislativo e sociale favorevole. Il land beneficia di una lunga tradzione industriale: nel 1961, il conglomerato Robotron ha costruito a Dresda il primo microprocessore del Comecon, il vecchuio spazio economico del mondo comunista.

UN COLPO DURO ANCHE PER L’EUROPA

Dall’inizio degli anni ’90, circa 1200 inmprese del settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno creato 44000 posti di lavoro, secondo il ministero dell’economia regionale. Per la sola microelettronica, si contano più di 200 imprese e 20 000 operai. La Sassonia è oggi considerata il primo sito in Europa in questo settore. “Lo sviluppo di una tale industria è stato un successo per questa regione dell’ex-DDR“, riconosce Joachim Ragnitz, direttore dell’istituto economico IFO di Dresda. “Oggi, il panico cresce all’idea che questo settore sparisca poco a poco“.

Infatti Qimonda non è la sola cosietà ad attraversare una fase difficile. Anche la sua casa madre, Infineon, è il fabbricante americano di semi-conduttori AMD, entrambe di stranza a Dresda, soffrono la concorrenza tra i differenti attori del settore.

Battaglie per raggiungere prezzi più bassi, sovracapacità, caduta della domanda, dimunzione dei crediti: questa congiunzione di fattori pesa su queste aziende. Oppresso dai deviti, il gruppo AMD a raggrupato i suoi laboratori sassoni, ad ottobre 2008, in un’impresa detenuta in maggioranza da un fondo di investimento di Abu Dhabi. Quanto a Infineon, ha già licenziato, a Dresda, 700 dei 3900 impiegati dal 2007. Secondo i sindacatil la cassa sociale non può che amplificarsi se nessuna soluzione viene trovata per Qimonda.

La scomparsa di questa impresa sarebbe un colpo duro per la regione. E dal punto di vista tecnologico sarebbe l’Europa intera a patirne“, si preoccupa Johann Bartha, professore all’Università tecnica di Dresda. Questo specialista di microelettronica ricorda che il gruppo tedesco è l’ultimo grande produttore europeo nella fabbricazione di memorie informatiche, in un settore dominato dai giganti americani e asiatici, pesantemente sovvenzionati. Su questo Bruxelles ha già fatto sapere che l’impresa non sarà salvata dai fondi europei.

Per Joachim Ragnitz, dell’IFO, “la produzione di questi componenti non ha saputo mantenre il suo posto in Europa, dove il costo è troppo alto. Per Qimonda, l’importante è conservare le attività di ricerca e sviluppo“. Il profesor Bartha non condivide questa analisi: “Specializzandosi nella ricerca, diventeremmo dipendenti dalle imprese americane ed asiatiche. E con le nostre competenze realizzeranno i loro utili“, si rincresce.

Fonte:
Le Monde: http://www.lemonde.fr/la-crise-financiere/article/2009/02/05/a-dresde-capitale-high-tech-de-l-allemagne-la-silicon-saxony-risque-de-sombrer_1151073_1101386.html

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