Predico che la Gran Bretagna entrerà nell’Euro nel 2016

Dieci anni fa è nato l’Euro. In quei giorni ero in Austria in settimana bianca. Ricordo una birllante mattina soleggiata, cielo blu e il bianco della neve sulle montagne. Il momento sembra monumentale, la creazione di una moneta comune da parte di undici stati, la fine di tutti quei nomi romantici – franco, scellino, marco tedesco, peseta, escudo – che avevamo mescolato nei nostri portamonete di studenti viaggiatori.

Non so dire che cosa mi aspettassi quel primo gennaio – nel cielo forse, o qualche segno celeste per cui ci stavamo lasciando la vecchia Europa dietro ed entrando in una nuova era. Il bambino che era in me si aspettava sempre qualche grande cambiamento fisico insieme ai grandi cambiamenti. Sono rimasto sempre insoddisfatto, specialmente per il Millennio: la vista va avanti più di prima e nessuno in quel calmo venerdì mattina sembrava accorgersi dell’arrivo dell’euro. Anche lo scellinotirò avanti per altri tre anni.

Molti speravano che il Regno Unito sarebbe stato parte di questa moneta unica. I vantaggi sembravano evidenti su tutte le considerazioni, eccetto quelle di breve periodo. Anche adesso i vantaggi sembrano evidenti – ancor più evidenti perché nel 1999 c’è stato un vero rischio di fallimento per l’euro. Tante persone influenti apparivano violentemente determinate a sabotare la nuova moneta, se avessero potuto. Anche oggi continuano questi vaghi discorsi sulla fine di Eurolandia e sull’abbandono dell’euro da parte degli stati.

La realtà è che dopo dieci anni, l’euro è accettato come la seconda valuta nel mondo. È forte e rispettato. Ha incoraggiato il commercio intra-europeo ed ha aiutato a creare 16 milioni di posti di lavoro, tre volte di quanto fatto nei dieci anni precedenti. Gli undici stati fondatori di Eurolandia sono stati raggiunti da altri cinque membri, e oltre la metà degli stati dell’Unione e i due terzi dei suoi cittadini usano ora la moneta unica. È una grande protezione per loro nell’attuale disordine economico. Anche due stati fuori dall’Unione, Kosovo e Montenegro hanno adottato l’euro. Sicuramente altri li seguiranno.

Naturalmente ci sono sforzi e fatiche circostritte. Che cosa ci aspettavamo? Non ci sono sofrzi e fatiche anche in quei paesi, come il Regno Unito, che hanno mantenuto le proprie monete? Ma più uno riflette, più la grandezza di quanto è stato fatto diventa chiara. Hans-Gert Pöttering, presidente del Parlamento Europeo, ha descritto l’euro come “una delle decisioni storiche più importanti fatte dall’UE”. Riesco a pensare a solo un’altra decisione più importante: quella di creare L’Unione Europea.

Come si colloca il Regno Unito? Nonostante le proteste dei suoi politici – il Primo Ministro Gordon Brown ha specificatamente escluso l’entrata nell’euro “l’anno prossimo e dopo;” mentre William Hague, ministro degli esteri ombra, ha risposto “mai” a questa opzione. Personalmente credo che l’entrata del Regno Unito nell’euro sia inevitabile. Ma, brutalmente, noi come nazione dobbiamo guadagnare il nostro sostentamento con il commercio e la sterlina è troppo debole e troppo instabile per permetterci effettivamente di farlo.

Ma perché la Gran Bretagna possa entrare nell’euro da una posizione di forza, e come risultato di un impegno positivo, non possiamo permetterci di farlo ora: entreremmo nell’Euro come un uomo che sta annegando che fatica a bordo di una zattera. Questo non accadrà nel prossimo anno, o nei prossimi due – dobbiamo in ogni modo riqualificarci, ma sospetto che la Gran Bretagna sarà a bordo molto prima del ventesimo compleanno dell’Euro.

Dopo tutto, ci uniamo sempre tardi ai progetti europei. Ci abbiamo messo 170 anni per adottare come nel resto d’Europa il calendario gregoriano, con il risultato di una differenza tra Dover e Calais, non di un’ora ma di 11 giorni. Ci abbiamo messo ancora di più per seguire il sistema metrico europeo. Siamo stati 17 anni in ritardo nell’entrare in quella che era la Comunità Ecnomica Europea (perdendo quindi l’opportunità di strutturare le politiche comuni si agricoltura e pesca, oltre alla ripartizione dei contributi). Siamoentrati in ritardo nel sistema di cambio europeo – precursore dell’unione monetaria – e abbiamo fatto arrabbiare così tanto i nostri partner con la nostra mancanza di rispetto per gli impegni presi, che si sono rifiutati di darci un supporto adeguato quando gli speculatori hanno attaccato la sterlina. Abbiamo lasciato il sistema di cambio europeo con grandi costi, affrontando un’altra svalutazione della sterlina.

Aprendo un quotidiano britannico degli anni ’50 si sarebbero viste pubblicità di società che producevano automobili, aeroplani, motori, navi, locomotive e tutti i tipi di prodotti dell’ingegno. Esportati in tutto il mondo. Ne rimangono pochi oggi. Il nostro deficit nella bilancia commerciale dei beni manifatturati è grande.

Se l’Euro fosse esistito allora, la sterlina ne avrebbe potuti comprare otto. Cinquanta anni dopo, ne compra a malapena uno.

Se una moneta debole aiuta gli esportatori, allora paesi come Germania e Giappone non avrebbero avanzi di bilancio e le esportazioni britanniche sarebbero ancora regine. Ma la svalutazione della moneta è una droga a buon mercato – da spararsi velocemente in vena. Nel lungo periodo impoverisce il paese con l’inflazione.

Gli ultimi sei mesi hanno visto una svalutazione sostanziale della sterlina. Contro le altre monete è scesa del 25%. Anche se ne recuperassimo la metà, barcolleremmo comunque verso una moneta senza valora. Non può continuare così.

Con il potere della sua prima vittoria elettorale del 1997, Tony Blair aveva l’opportunità di vincere un referendum sull’euro. Ma ha preferito usare questo vantaggio per tenere un referendum sulla devoluzione per Galles e Scozia. Così la nostra migliore possibilità ci è scivolata fra le mani.

Oggi, solo un quarto dell’elettorato è favore dell’entrata della Gran Bretagna nell’Euro. Questo non sorprende, data la quantià di vetriolo e di pregiudizi versati anno per anno dalla maggior parte dei media britannici. O quando la prima linea dei conservatori viene scelta in base alla loro opposizione al progetto euro.

Nondimeno, è un fatto che tutte le difficili decisioni europee in Gran Bretagna siano state prese da governi conservatori. Con tutta l’ostilità che li caratterizza quando sono all’opposizione, i conservatori al governo sono, in ultima analisi, realisti. Il “mai” di William Hague, dovrebbe essere preso con il beneficio di inventario. Quasi certamente sarà un governo conservatore a portare una riluttante Gran Bretagna nella moneta unica.

Diciassette anni di ritardo ci vedrebbero abbracciare l’euro nel 2016. Sembra una buona data come qualunque altra, anche se nessuno sa se qualche britannico riuscirà a superare la Manica prima di allora.

PETER SAIN LEY BERRY

commentatore indipendente sulle questioni europee

Fonte:
EUobserver: http://euobserver.com/9/27417

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3 Responses to Predico che la Gran Bretagna entrerà nell’Euro nel 2016

  1. Gladys Medina ha detto:

    Copialo y gtardalo…

  2. Gladys Medina ha detto:

    Copialo y guardalo si…

  3. Paolo ha detto:

    sono daccordissimo! è inevitabile che la gran bretagna entri nell’euro, ma deve sbrigarsi, in modo tale da poter sfruttare il valore pur esiguo della sterlina a vantaggio dell’euro!
    proprio oggi ho visto che l’euro ha raggiunto livelli record, ha quasi egualiato la sterlina, e sceso sotto i 1,10 centesimi, cioè oggi una sterlina per la prima volta vale 1,09 €! devono sbrigarsi!! anche perchè dal 2010 altri 5 paesi passeranno all’euro, e dal 2011 atri 3 compresi i nuovi ingrssi previsti nell’unioone e nell’euro per quest’anno di Islanda e Croazia!! quindi secondo me l’euro supererà la sterlina già nel 2010 diventado così la moneta più potente del mondo, surclassandola poi a mio avviso negli anni successivi!!

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