Il registro europeo delle lobby? Utile come un elenco telefonico senza numeri

Un anno dopo l’introduzione del registro dei lobbysti di Bruxelles, tanto strombazzato dalla Commissione Europea, un rapporto di attivisti per la trasparenza nelle istituzioni ha scoperto che in realtà meno di un quarto dei lobbysti nella “capitale” dell’UE si sono registrati.

La commissione ha lanciato il registro nel giugno dell’anno scorso. Al 25 maggio di quest’anno, si sono iscritte 1488 organizzazioni. L’esecutivo UE ha ripetutamente sottolineato il successo del registro, ma un’analisi dettagliata dell’Alliance for Lobbying Transparency and Ethics Regulation (Alter-EU) rivela che solo 593 avevano in realtà un ufficio nella “capitale” europea.

Delle 2.600 lobbies che, secondo una stima del Parlamento Europeo del 2003, operano a Bruxelles questa cifra equivale a un misero 22,8%.

Il rapporto ha usato la sede di Bruxelles come una discriminante perché qualsiasi gruppo di pressione determinato ad incidere sulla legislazione europea deve avere un ufficio in città.

In aggiunta, alcune categorie di lobbysti – soprattutto studi legali e think-tanks – in realtà boicottano totalemente il registro.

“Questo significa che una larga parte del lobbying di Bruxelles è sostanzialmente invisibile”, dice Olivier Hoedeman, di Alter-EU e Corporate Europe Observatory, una organizzazione non governativa di Amsterdam che si occupa di trasparenza nelle istituzioni.

Molti dei più grandi gruppi di pressione, multinazionali e gruppi industriali non sono nel registr, dice Alter-EU. I gruppi più piccoli si iscrivono, ma non i “giocatori di serie A”.

“Il registro è una rete che cattura i pesci piccoli e lascia andare i pesci grossi”, Jorgo Riss di Alter-EU e di Greenpeace, una organizzazione chiave nella coalizione, ha detto ai giornalisti a Bruxelles giovedì 4 giugno.

Cifre degli iscritti gonfiate

Ad aggravare la situazione, i dati forniti nel registro sono totalmente inaffidabili, afferma il gruppo, senza i nomi di alcun lobbysta individuale, rapporti finanziari inaffidabili e gruppi “spam” che si registrano erroneamente anche se non hanno niente a che fare con il lobbying e che contribuiscono a gonfiare le cifre degli iscritti.

Senza nomi, non c’è modo per identificare i potenziali conflitti di interesse quando, in un esempio menzionato dal rapporto, i funzionari della commissione passano attraverso la “porta girevole” a fare attività di lobbying per aziende con un interesse nella legislazione o nelle decisioni in cui erano coinvolti fino a pochi mesi prima.

Le identità dei clienti dei gruppi di pressione “spesso rimangono un mistero”, accusa il rapporto, e il registro non dà informazioni sulle questioni di cui si occupano di fare lobbying.

“È utile come un elenco telefonico senza i numeri”, dice Riss.

I requisiti di pubblicazione delle informazioni finanziare sono particolarmente laschi, secondo il rapporto.

In un altro esempio, il rapporto nota che il registro delle lobby degli Stati Uniti, che è obbligatorio ed ha regole più restrittive, rivela che la British Petroleum ha speso 8 milioni di dollari nell’attività di lobbying a Washington nel 2008. Nello stesso periodo, secondo gli affidabilissimi dati del registro UE, la stessa azienda ha speso solo tra 200.000 e  i 250.000 euro anche se la BP mantiene un ufficio nella costosa Rond-point Schuman – la rotonda ai piedi del quartier generale sia della Commissione che del Consiglio dei Ministri.

“È possibile tutto ciò con meno di 250.000 euro all’anno?” si chiede il rapporto.

I gruppi per la trasparenza hanno compilato la classifica delle 100 lobbies che spendono di più secondo i dati del registro.

“Uno potrebbe pensare che gruppi come Business Europe [l'associazione che raccoglie alcune delle più grandi multinazionali europee] o Cefic [l'associazione dell'industria chimica europea] siano tra i primi cinque o almeno tra i primi dieci”, dice Hoedeman.

“In realtà, Business Europe è 32esima e Cefic è oltre il 100esimo posto”, aggiunge.

Invece i rappresentati di piccole e medie imprese sono in cima alla classifica.

“Davvero le piccole imprese sono quelle che spendono di più per il lobbying?”, si domanda il rapporto.

Un lobbying erotico tedesco

Il rapporto ha sottolineato il grande problema dello “spam” nel registro delle lobby dell’accozzaglia di gruppi che svolgono poca o nessuna attività di lobbying. Il documento porta l’esempio della German Erotic Trade Association, che apparentemente ha speso ben 10 euro per lobbying e la European Surfrider Association, che ha speso zero euro per l’attività di lobbying.

“Ci sono molte piccole organizzazioni non governative ocali nel registro, tutte con budget di lobbying quasi pari a zero”, si legge nel rapporto.

Queste dovrebbero essere escluse dal registro, afferma Alter-EU, “visto che gonfiano artificialmente il numero totale di lobbies registrate.”

Il gruppo raccomanda che la registrazione possa diventare obbligatoria invece di volontaria, simile a quella del registro delle lobbies americano. Anche se la commissione non ha il potere di sanzione legale che ha il Congresso statunitense,  un eventuale rifiuto ad incontrare lobbisti non registrati avrebbe, de facto, un identico risultato di registrazione obbligatoria, raccomanda Alter-EU.

Ritocchi

La commissione affronterà una revisione del registro delle lobbies dopo un anno dalla sua entrata in vigore. Il portavoce per gli affari amministrativi, Valerie Rampi, ha detto che la commissione non commenterà il rapporto di Alter-EU fino al completamento di questo processo.

Gli interessati hanno tempo fino al 15 giugno per inviare commenti sul registro alla commissione, dopo di che l’esecutivo UE revisionerà il registro. Questo dovrebbe accadere entro la metà di giugno.

“Non ci sarà nessuna revisione prima della revisione”, ha detto Rampi.

“Riguardo alla dimensione [dei registranti], dipende da quello che uno considera grande giocatore. Tra i 1500, i vedo abbastanza grandi giocatori.”

“La Commissione ha sempre detto di voler di lavorare sulla base di un approccio volontario, ma se questo si dimostra insoddisfacente o insufficiente, è pronta a trasformarlo in obbligatorio”, ha continuato la Rampi.

“Non c’è dubbio che dopo un anno, ci sia bisogno di un qualche ritocco.”

Un funzionario della commissione ha detto a EUobserver: “Non accetto questa categorizzazione riguardo alla presenza a Bruxelles – ci sono aziende fuori dal Belgio coinvolte nel lobbying europeo”, anche se ammette “che è vero che un operatore serio deve avere un ufficio qui”.

“Ma la vera domanda è: Burson Marstellers e Hill & Knowlton [due delle più grandi agenzie di pubbliche relazioni] sono i pezzi grossi del lobbying? Sì lo sono”, risponde il funzionario.

Fonte:
Euobserver: http://euobserver.com/9/28245
Il rapporto di Alter-EU (file PDF): http://www.alter-eu.org/en/system/files/publications/register-assessment-after-one-year.pdf

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