Primo storico calo del traffico autostradale in Francia

29 Gennaio 2009

L’impennata del prezzo dei carbutanti è all’origine di un calo dell’1,4% del traffico autostradale nel 2008. Una cosa mai vista dall’epoca degli shock petroliferi degli anni ‘70. La recessione dovrebbe sfociare in nuovo calo quest’anno.

Rete autostradale francese

Rete autostradale francese

Il traffico autostradale francese è arretrato dell’1,4% nel 2008, per la prima volta da quando esiste questa statistica (1980), ha annunciato mercoledì l’Associazione delle società autostradali francesi (ASFA), nella sua cerimonia di inizio anno.
81,3 miliradi di chilometri di autostrada sono stati percorsi in Francia nel 2008, ossia l’1,4% in meno dell’anno prececedente. Nel 2007, il traffico era cresciuto del 3%.

La diminuzione del traffico è stata più sensibile soprattutto a partire dal secondo trimestre 2008, sulla scia dell’impennata dei prezzi alla pompa e il rallentamento economico, e riguarda più il traffico pesante (-2,4%) che quello dei veicoli leggeri (-1,2%).
Il prezzo del gasolio, che rappresenta quasi il 75% delle vendite di carburante in Francia, aveva raggiunto un record storico il 30 maggio 2008, 1,4541 euro al litro.

Da quando l’ASFA ha cominciato a raccogliere nel 1980 i dati sul traffico autostradale in Francia, esso non era mai sceso, a indicato l’associazione AFP. La crescita più debole si era registrata nel 2005 a +0,7%.
Anche durante i due shock petroliferi degli anni ‘70, periodo per il quale l’ASFA non dispone che di dati parziali, il traffico ostentava progressi a più del 5%.

Verso un nuovo calo nel 2009.

Per l’anno 2009, il presidente dell’ASFA, Henri Stouf, ha detto di attendersi un nuovo calo del traffico.

“Noi non prevediamo una ripresa della crescita del traffico nel 2009. Essa dipende dal PIL da una parte e dal prezzo dei carburanti dall’altra”, ha dichiarato mercoledì al momento della conferenza stampa.
“Il passo indietro del traffico pesante constatato da qualche mese, che noi giudichiamo essere un indicatore avanzato dell’evoluzione dell’economia, non sarà accompagnato da un passo indietro dei veicoli leggeri, più direttamente legato al costo dei carburanti”, ha aggiunto, affermando la sua fiducia “nella crescita del traffico autostradale nel lungo periodo”.

I prezzi alla pompa sono ampiamente calati dal picco primaverile e il gasolio valeva 98,8 centesimi al litro in media la settimana scorsa in Francia.

Fonte:
L’Expansion: http://www.lexpansion.com/economie/actualite-economique/le-trafic-autoroutier-en-france-enregistre-un-premier-recul-historique_173333.html

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Il centro-sinistra al governo in Islanda

29 Gennaio 2009

Il presidente dell’Islanda Olafur Ragnar Grimsson ha chiesto al partito Social Democratico di formare un nuovo governo, in seguito alla caduta del governo della coalizione guidata dai conservatori.
Il nuovo governo – che mette fine a quasi 20 anni di governo della destra in Islanda – coinvolgerà anche il Partito Verde di Sinistra, e porterà il paese alle prossime elezioni anticipate, previste per maggio.

Ingibjorg Gisladottir

Ingibjorg Gisladottir, la leader del partito Social Democratico e ministro degli esteri uscente, ha espresso la speranza che la i negoziati di coalizione possano concludersi prima del weekend.
Da parte sua, Steingrimmur Sigfusson, leader del Partito Verde di Sinistra, dice: “Ci è stato dato questo compito, e faremo del nostro meglio in questo situazione difficile.”

L’Islanda ha fatto fronte a seri problemi economici dopo essere stata colpita dalla crisi globale in ottobre.
Il collasso del sistema finanziario del paese, dovuto al crollo della valuta nazionale; la sempre crescente disoccupazione e le proteste quotidiane hanno fatto cadere il governo.
“È certo che nessun governo nella storia dell’Islanda abbia dovuto affrontare così tanti e complicati problemi tutti insieme come quello che sta terminando le sue funzioni,” ha detto il presidente Grimsson dopo la caduta del governo dell’ex-premier Geir Haarde.

Si pensa che una delle prima mosse dei Social Democratici sarà la sostituzione dell’attuale governatore della banca centrale accusato di molti dei disastri economici dell’Islanda.
“Nelle discussioni e nelle delibere con i leader dei partiti che formeranno il nuovo governo tra pochi giorni, è assolutamente chiato che uno dei pilastri del nuovo programma sarà un cambiamento nella leadership della banca centrale,” ha detto Grimsson alla BBC.

Intanto le cifre mostrano come i guai economici dell’Islanda siano ancora lontani dalla fine, e la fiducia dei consumatori in questo mese è affondata al livello più basso da quando sono iniziate le rilevazioni nel 2001, cadendo del 23% rispetto al mese precedente e dell’83% rispetto all’anno passato.
Il cambiamento di governo rilancia anche il dibattito sul ruolo dell’Islanda in Europa. Il governo uscente e il Partito dell’Indipendenza, conservatore, si sono a lungo opposti all’entrata nell’UE.
Anche i Verdi rimangono piuttosto scettici, ma i Social Democratici, sono favorevoli all’UE e hanno intenzione di indire un referendum su questa quesione.

Fonte:
EUobserver: http://euobserver.com/9/27488

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L’UE finanzierà il cavo elettrico sottomarino tra Finlandia ed Estonia con 100 milioni di euro

28 Gennaio 2009

Il finlandese Olli Rehn, Commissario per l’Allargamento dell’Unione Europea, ha detto martedì che l’Unione Europea finanzierà la costruzione dell’Estlink2, un cavo elettrico sottomarino tra Finlandia ed Estonia, per la bellezza di 100 milioni di euro.

Il commissario ha detto ai giornalisti finaldensi a Bruxelles che i finanziamenti verrano dal pacchetto anti-crisi preparato dall’Unione Europea.
L’integrazione della rete elettrica dei paesi baltici a quella del resto dell’Unione è uno degli obiettivi della politica energetica dell’Unione.
L’Estlink-1, 350 megawatt, primo collegamento tra le reti nordiche e baltiche, è entrato in funzione nel 2006.

Jukka Ruusunen, presidente di Fingrid, ha dato il accolto con piacere la proposta del finanziamento europeo. “Dato che l’Ue ha parlato di integrazione delle reti europee per così tanto tempo è logico che questo progetto riceva supporto dall’unione,” ha detto Ruusunen all’agenzia finlandese STT, aggiungendo che l’ultima guerra del gas tra Ucraina e Russia ha sottolineato l’importanza di integrare le infrastrutture energetiche europee.
Secondo Fingrid, il costo previsto per Estlink2, con una capacità prevista di circa 635 megawatt, si aggira sui 280 milioni di euro.

Fonte:
Helsinki Times: http://www.helsinkitimes.fi/htimes/index.php?option=com_content&view=article&id=5031:eu-to-fund-finland-estonia-cable-with-eur-100-mln-rehn-&catid=36:business&Itemid=202

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Una città svedese adotta l’Euro, mentre il paese riflette sulle opportunità della moneta unica

28 Gennaio 2009

Pubblico due notizie, tratte dal quotidiano The Local, riguardanti l’argomento Svezia ed euro.

Un nuovo rapporto indica che gli argomento economici contro l’entrata della Svezia nell’euro non sono più validi e afferma che nella debolezza della crisi della finanziaria, è tempo per la Svezia di adottare la moneta unica.

Unimmaginaria moneta da un euro svedese

Un'immaginaria moneta da un euro svedese

Il rapporto dello Swedish Centre for Business and Policy Studies (SNS) mostra che la situazione in Svezia è cambiata rispetto agli anni ‘90 e che il paese beneficerebbe dell’entrata nell’euro.
Un rapporto del governo degli anni ‘90 pervenne alla conclusione che tutto sommato la Svezia avrebbe fatto meglio a rimanere fuori dall’unione monetaria e per questo, quando il paese è entrato nell’Unione Europea, venne deciso di mantenere la corona svedese.

Harry Flam dell’SNS, che fu uno degli studiosi impegnati in quel rapporto, scrive in un articolo sul Dagens Nyether che le circostanze sono cambiate.
“Il rapporto mostra che la Svezia ha avuto in pratica uno sviluppo della disoccupazione e dell’inflazione simile a quello che avrebbe avuto se fosse stata parte della moneta unica fin dall’inizio, ma le finanze pubbliche avrebbe beneficiato della maggiore efficienza permessa dai prezzi stabili e aumento del commercio .”
Il rapporto mostra anche che i tassi di riferimento della Banca Centrale Europea (BCE) e della banca centrale svedese (Riksbank) si sono inseguiti molto da vicino in tutto il periodo preso in esame.

Flam scrive che un tasso di cambio stabile farebbe bene alla Svezia. Le imprese svedesi eviterebbero la perdita di competitività che deriva dalla fluttuazione dei tassi.
Attualmente, il 40-45% del commercio svedese è diretto verso i paesi dell’eurozona.

Fonte:
The Local: http://www.thelocal.se/17178/20090127/

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Stanca dell’inattività del governo, la città di Höganäs, una popolare destinazione turistica nella costa sud occidentale della Svezia, ha deciso di adottare l’euro.

I residenti di Höganäs erano in maggioranza favorevoli all’entrata della Svezia nella moneta unica europea quando il popolo svedese rifiutò l’euro nel referendum del 2003.

Dichiarando “Eurocittà” Höganäs, il consigliere della contea Péter Kovács ha rinnovato gli appelli al governo a lavorare di più per introdurre l’euro in tutto il paese.
“Abbiamo sviluppato un logo Eurocity, che pensiamo diventerà uno standard in tutta la Svezia e crediamo che quasi tutte le contee della Skania ci seguiranno in un paio d’anni”, ha detto Kovács al quotidiano locale Sydsvenska Dagbladet.

Dal primo gennaio, i residenti di Höganäs possono pagare affitti, ricevute e spese sia in euro che in corone svedesi. I bancomat distribuiscono entrambe le valute senza costi aggiuntivi.
Circa il 60% dei negozi della città ha aderito al progetto e le banche locali hanno sviluppato delle linee guida per accettare depositi in euro.

Höganäs si trova nella punta nord della costa occidentale della Scania ed è conosciuta per le sue porcellani e per le belle spiagge. La città e l’area circostante è una destinazione estiva popolare per i turisti dei paesi dell’euro zona, che portanno ora usare i loro euro come se fossero a casa loro.

Fonte:
The Local: http://www.thelocal.se/16692/20090102/

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Tajani annuncia una nuova strategia per il trasporto marittimo europeo

23 Gennaio 2009

Il commissario europeo ai trasporti Antonio Tajani ha lanciato delle proposte per una nuova strategia nel trasporto marittimo mercoledì scorso, in un momento in cui il settore fronteggia una dura concorrenza durante la crisi economica.

“La crisi finanziaria e il suo impatto sul settore del trasporto marittimo richiedono azioni decisive. Abbiamo bisogno di guardare avanti e dare risposte alle molte sfide che ci troviamo oggi davanti”, ha detto Tajani.

Secono le nuove proposte, dovrebbero essere adottate quest’anno delle nuove misure che semplifichino le procedure riguardanti le dogane e la pubblicazione di linee guida per accelerare il controllo su piante e animali.

L’80% del commercio mondiale avviene attualmente attraverso i mari, con l’Unione Europea che è il oiù grande esportatore e il secondo importatore a livello mondiale.

L’Atto Unico Europeo del 1986 tracciò la strada per il mercato unico in Europa, ma il settore marittimo lamenta ancora l’esistenza di barriere e di un’eccessiva burocrazia. Questo ha portato costi crescenti e ritardi, forzando i produttori ad optare per il trasporto via terra.

Le proposte sono state ben accolte dagli operatori del settore.

“Accogliamo le nuova strategia europea come un passo positivo verso un settore marittimo europe0,” dice Knud Pontopiddan, direttore esecutivo di A.P.Moller-Maersk, società madre di Maersk Line, l’attuale lieader mondiale nel trasporto di container.

“Ci fa piacere anche che la strategia rifletta le raccomandazioni che l’industria ha avanzato”, dice Pontopiddan, che è stato il relatore per un gruppo di esperti industriali ampiamente consultato dalla commissione durante la preparazione dei piani.

L’impennata dei prezzi delle materie prime e la crisi alimentare mondiale hanno rappresentato un periodo di boom per gli spedizionieri nel 2007 e all’inizio el 2008, quando hanno applicato prezzi record. Ma la crisi finanziaria e la successiva crisi economica ha messo il settore, che al momento impiega più di un milione e mezzo di persone in Europa, in una situazione si tensione.

Jan Fritz Hanse, vice.presidente esecutivo dell’associazione degli armatori danesi, rimane comunque ottimista: “Potremmo venirne fuori rafforzati,” ha detto in un’intervista, predicendo un’ulteriore consolidazione e nuove opportunità di crescita per quelle compagnie che sopravviveranno.

“In Europa, la concorrenza ci porta via tutte le energie,” dice, facendo notare che il Jones Act negli Stati Uniti, legge che limita la partecipazione delle compagnie straniere nel trasporto costiero, è stato frequentemente accusato di non incoraggiare la concorrenza a livello internazionale.

La commissione sottolinea anche l’importanza di rendere i lavori marittimi più attraenti per i giovani, migliorandone le prospettive di carriera.

In questo senso, vuole promuovere soluzioni più verdi nel trasporto marittimo, condizioni di lavoro più sicure per i marittimi e il bisogno di una cornice legislativa internazionale per gli spedizionieri, in modo che le compagnia operino secondo le stesse regole.

“La regolamentazione deve applicarsi su basi globali”, dice Hansen, suggerendo che l’Organizzazione Marittima Mondiale era l’organo giusto per questo compito, con l’appoggio della commissione.

La strategia proposta e i modi di implementarla saranno discusse in una conferenza europea di alto livello durante quest’anno.

Fonte:
EUobserver: http://euobserver.com/9/27453

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Il futuro dell’energia è sottoterra

23 Gennaio 2009

Gli scienziati dicono che c’è abbastanza acqua calda nel sottosuolo danese da poterla scaldare per molte migliaia di anni, attraverso l’uso dell’energia geotermica.

L’energia geotermica, e non quella eolica, è la miglior scommessa per venire incontro ai bisogni futuri di riscaldamento sostenibile delle città, secondo un nuovo studio.

Gli scienziati della Capital Area Geothermic Cooperation (HGS) dicono che l’acqua ad una temperatura di 74 gradi, ad una profondità di circa 2,7 chilometri sotto Copenhagen, può fornire riscaldamento ai residenti della città per parecchie migliaia di anni.

L’energia geotermica non è però presente nei piani né del governo né delle compagnie energetiche private. Gli alti costi del processo, in particolare la costruzione delle centrali necessarie a distribuire l’energia, rendono ancora efficienti e meno costosi l’incenerimento dei rifiuti e della biomassa per creare l’energia necessaria al riscaldamento.

Il progetto è quindi a lungo termine. Gli esperti della Western Copenhagen Transmission Company (VEKS) si dichiarano comunque pronti a introdurre il riscaldamento geotermico entro il 2025.

Il riscaldamento geotermico non sarà un fenomeno presente solo a Copenhagen. Il Geological Survey of Denmark and Greenland (GEUS) afferma che l’intero paese ha dei mari sotterranei di acqua calda che potrebbero essere utilizzati per il riscaldamento. ‘Sappiamo che ci sono tonnellate di acqua calda nei giacimenti di sabbia’ dice Anders Mathiesen, consigliere anziano del GEUS, al quotidiano Berlingske Tidende. ‘La sfida è trovare giacimenti dove l’acqua sia facile da pompare. I giacimenti devono essere molto porosi in modo che l’acqua possa scorrere facilmente. I nostri dati suggeriscono però che il processo può rivelarsi molto promettente per l’intero paese’, ha detto.

Oltre agli alti costi per la costruzione delle centrali, un’altra ragione per cui il calore geotermico non è un’opzione economicamente attraente è che le centrali devono operare in modo continuativo, anche durante l’estate. ‘E abbiamo già tre grandi inceneritori che producono più calore di quello che usiamo durante l’estate’ dice Thomas Hartmann, leader del progetto di cooperazione Capital Area Heating Plan. Hartmann dice che il calore geotermico è compreso nei progetti, benché non sappia quando sarà introdotto su vasta scala.

La società di consulenza EA dice che l’utilizzo diffuso del calore geotermico è più vicino alla realtà di quanto credano in molti, citando una recente simulazione fatta per il distretto della città di Amanger.
‘Se le cifre sono accurate, allora è certamente realizzabile sotto il profilo economico’, dice Jørgen Boldt della EA. ‘Sembra una buona scommessa per il nostro fabbisogno futuro di calore.’

L’obiettivo del governo è di avere il 20% dell’energia del paese prodotta da fonti sostenibili entro il 2011. Le statistiche mostrano che il paese si sta muovendo nella giusta direzione, visto che la produzione di energia rinnovabile è cresciuta ogni anno dal 1980. Attualmente, il 17% dell’energia danese proviene da fonti rinnovabili.

Fonte:
Copenhagen Post: http://www.cphpost.dk/news/national/article/88-national/44529-future-energy-lies-underground.html

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Danimarca: inizia oggi il cammino verso l’Euro

22 Gennaio 2009

Il Parlamento danese si sta occupando della questione euro in una lunga seduta che potrebbe portare a un referendum per introdurre la moneta unica in Danimarca.

Il primo ministro, Anders Fogh Rasmussen, ha dichiarato che il parlamento inizierà l’iter per un referedum sull’euro, se il Partito del Popolo Socialista (SF) sarà d’accordo.

Il parlamento è riunito in seduta insieme ad esperti per discutere dei pro e dei contro dell’introduzione della moneta unica europea.

Il pimo ministro ha detto al quotidiano Politiken che l’operazione euro sarebbe iniziata con questo dibattito e che è disponibile ad un ulteriore dibattito nella prossima primavera, se necessario.

Rasmussen ha insistito sul fatto che tutti i partiti a favore dell’UE dovranno schierarsi a favore dell’introduzione del’euro prima che possa porre questa questione in un referendum. SF ha sottoposto una lingua lista di richieste che vuole che vengano attuate prima di dare la propria disponibilità all’introduzione dell’euro.

SF vuole l’introduzione di misure per proteggere la moneta contro la speculazione; una risposta più seria alle questioni dell’occupazione e investimenti maggiori nelle industrie del settore ambientale.

Il primo ministro ha detto che gli sviluppi stanno procedendo in linea con le richieste di SF. “Ho capito che uno dei bisogni di SF, prima che consideri un referendum sull’euro, è una migliore regolazione dei mercati internazionali dei capitali, e questo è precisamente quello che stiamo portando avanti.”

Il presidente di SF, Villy Søvndahl, non è ancora convinto dalle dichiarazioni del primo ministro sul rispetto degli impegni. “È buono che il primo ministro sia ottimista, ma quello che Fogh ha delineato è lontato dal venire incontro alle nostre richieste.

Fonte:
Copenhagen Post: http://www.cphpost.dk/news/politics/article/90-politics/44523-the-road-to-the-euro-kicks-off-today.html

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L’Alta Velocità nel mirino dell’ETA

22 Gennaio 2009

L’ETA, l’organizzazione separatista armata dei paesi baschi, ha confermato, mercoledì 21 gennaio in un comunicato di rivendicazione, che i responsabili del progetto TGV basco sono considerati loro bersagli. “Fintanto che questo grande progetto distruttore continuerà a colpi di decreti e senza dibattito pubblico, i responsabili citati e i loro cari saranno un obiettivo dell’ETA”, mette in guardia l’organizzazione.

In un testo in lingua basca, inviato al giornale indipendentista Gara – canale abituale delle rivendicazioni dell’ETA, l’organizzazione rivendica tre attentati commessi alla fine del 2008, in particolare l’assassinio di un imprenditore basco la cui società partecipava al progetto di linea ad alta velocità (LGV in francese) che dovrebbe collegare le tre principali città basche, Bilbao-Bilbo, San Sebastiàn-Donostia e Vitoria-Gasteiz, entro il 2013. “Vogliamo mettere in guardia gli ingegneri, i tecnici superiori, i responsabili e dirigenti d’imprese che partecipano ai lavori o che sono legati al progetto affinché si fermino e affinché si apra un dibattito pubblico così come il popolo vuole”.

Nel suo comunicato, l’ETA ha rivendicato anche l’attentato al furgoncino fatto esplodere contro il palazzo che ospita numerose redazioni tra cui la sede della televisione basca EiTB, a Bilbao-Bilbo. L’organizzazione sottoline che questa azione non era mirata solo a EiTB ma anche alla televisione spagnola Antena 3 e alla radio Onda Cero, oltre che ai giornali El Mundo e Expansion. Il gruppo armato giustifica questo attacco per il fatto che questi “cosiddetti media” lavorano “al servizio del fascismo spagnolo” e “del ministro degli interni quale che sia”.

Responsabile della morte di 825 persone in quaranta anni di lotta armata per l’indipendenza dei Paesi Baschi, l’ETA ha ripreso la sua campagna di attentati a metà del 2007 alla fine di una tregua di quindici mesi, dopo il fallimento dei negoziati di pace con il governo socialista spagnolo. Il governo di José Luis Rodrìguez Zapatero ha successivamente adottato una linea di estrema fermezza, escludendo ogni dialogo con una organizzazione che figura sulla lista delle organizzazioni terroriste dell’Unione Europea.

Fonte:
Le Monde: http://www.lemonde.fr/europe/article/2009/01/21/pour-l-eta-le-tgv-basque-est-devenu-une-cible_1144599_3214.html

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Il futuro di Tempelhof, tra zona a luci rosse e montagne magiche

21 Gennaio 2009

La città di Berlino ha tentato a lungo di decidere cosa fare del monumentale aeroporto di Tempelhof, costruito nel cuore della città dai nazisti. Alcune della più recenti proposte includono una montagna di 1000 metri e una gigantesca zona a luci rosse.

“La madre di tutti gli aeroporti” come l’ha definito  lo star-architect Norman Foster. I visitatori del sito possono essere d’accordo. Costruito dai nazisti all’entrata della mai realizzata capitale del Terzo Reich immaginata da Hitler, l’impressionante terminal si stende per 1,2 chilometri intorno a un angolo del campo d’aviazione.

Dalla fine di ottobre, tuttavia, l’aeroporto è stato chiuso al traffico aereo e la città di Berlino si sta interrogando su cosa fare di questo enorme campo nel cuore della città.

L’aiuto, tuttavia, è arrivato. Lunedì scorso, la città ha svelato una dozzina di proposte – inviate da architetti e urbanisti speranzosi – attualmente al vaglio. La più scottante? Trasformare il luogo in un’enorme distretto a luci rosse.

Bufala o no, il cosiddetto progetto “Columbia Strip” risalta in mezzo agli altri progetti più banali che propongono appartamenti, parchi e campi sportivi – il tipo di progetti che la città di Berlino ha respinto in tutti  questi mesi. Rispetto alle proposte che non hanno superato la prima selezione, tuttavia, la “Columbia Strip” è piuttosto concreta.

Allo stesso modo di quello inviato dall’architetto berlinese Jakob Tigges. Non gli piace l’idea di dividere il sito e trasformarlo in quel tipo di progetti ordinari che possono trovare posto in una delle altre abbondanti aree libere della capitale tedesca. La sua idea? Tigges vuole erigere una montagna alta 1000 metri nel territorio dell’aeroporto. “È una provocazione, ma non è costruttiva,” ha Tigges riguardo alla sua proposta.

In effetti Tigges vede la sua idea più come un luogo sostitutivo nelle menti dei berlinesi, una montagna mitica per accendere l’immaginazione fino a quando non verrà trovata una migliore soluzione. Nel frattempo, dice Tigger, preferirebbe che Tempelhof non venisse toccato, dato che lo considera più interessante per una passeggiata domenicale rispetto ai soliti parchi.

“I turisti verrebbero a fare fotografie della montagna che non c’è”, dice Tigges, che nota come la sua montagna sia una critica diretta alla città di Berlino. “Il luogo è troppo prezioso per sacrificarlo per appartamenti mediocri”.

Solo la parte settentrionale di Tempelhof è oggetto della competizione. Il sito in realtà, include anche 49 edifici monumentali, 7 hangar e 9.000 uffici. Il suo edificio principale, a forma di arco (nella foto), è stato progettato per ricordare un’aquila in volo, anche se sembra più una gruccia appendi-abiti.

La struttura megalomane di Tempelhof, che si è espansa sui terreni già essitenti dell’aeroporto, faceva parte del progetto nazista per l’”eterna” Germania, il nome che avrebbe dovuto assumere Berlino una volta diventata capitale del mondo. Dopo la seconda guerra mondiale, gli americani presero il controllo di Tempelhof dai sovietici, diventando uno degli aeroporti-chiave del ponte aereo per Berlino, durante il quale gli Alleati sostennero la popolazione della città con cibo e provviste per più di 11 mesi. Gl americani hanno successivamente ampliato l’aeroporto, usandolo come base per decenni.

Dopo la partenza delle ultime truppe americane, i tedeschi riaprirono l’aeroporto usando solo il 10% del suo spazio. Quindi l’aeroporto ha chiuso nello scorso ottobre a causa degli alti costi di gestione. Dato che è sotto protezione per il suo valore storico, Tempelhof non sarà demolito come è successo in altri posti di Berlino, come il Palazzo della Repubblica della ex-Germania Est. Il governo deciderà il suo destino entro il prossimo maggio.

Posizionato nel centro di Berlino, Tempelhof a pochi minuti di bicicletta dal centro nevralgico della città e da luoghi come la Porta di Brandeburgo e il Reichstag. Nella zona sono presenti 3 stazioni della U-Bahn, (metropolitana) e una della S-Bahn, posta sul Ring-Bahn l’enorme raccordo anulare ferroviario intorno a Berlino. Uno spazio interessante per gli investitori.

Oltre alle più recenti idee partorite per Tempelhof, si ricorda una proposta volta a convertire lo spazio in una clinica medica di lusso per i ricchi e i famosi, completa di piste di atterraggio per i voli privati. Ronald Lauder, erede di Esteé Lauder, era pronto a investire 350 milioni di euro per un gigantesco centro di salute e benessere, sicuro che avrebbe attirato pazienti da tutto il mondo per la chirurgia plastica e altre operazioni. Poteva avere ragione, visto come in passato l’aeroporto abbia attirato star del calibro di Marylin Monroe e Marlene Dietrich. In ogni caso, il progetto non si è concretizzato.

Fonte:
Der Spiegel: http://www.spiegel.de/international/germany/0,1518,602429,00.html

Tempelhof dall’alto

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Berlino vieta la droga “Spice”, marijuana sintetica

21 Gennaio 2009

La droga di moda “Spice”, un misto di erbe che contiene una sostanza sintetica dericata dalla cannabis, sarà proibita in Germania a partire da domani, hanno annunciato oggi fonti del governo di Berlino.

Produzione, vendita e consumo dello stupefacente saranno puniti, dopo la scoperta che quello che fino ad ora si vendeva come misto di erbe inoffensive contiene una forma sintetica di cannabinoide CP-47,497, molto più forte e duratura della sostanza originaria.

La norma rimmarrà in vigore per un anno, durante il quale si prevede che sarà sostituita da una regolamentazione permanente. La proibizione del misto di erbe che hanno nomi come “Spice Gold” o “Yukatan Fire” è arrivata dopo uno studio richiesto dalle autorità sanitarie di Francoforte e che rivela che questo misto di erbe “biologiche”, fumate, agiscono con un’intensità fino a quattro volte maggiore della cannabis.

La “Spice” si è venduta fino ad ora legalmente, però – secondo la responsabile della prevenzione delle droghe del governo, Sabine  Bärtzing, influisce sul sistema nervoso e circolatorio. In pochi mesi, questo prodotto, venduto come erba aromatica, è diventato una delle droghe più popolari in Germania, visto anche che non lasciava tracce nell’orina, senza quindi il rischio per il consumatore di farsi ritirare la patente.

Fonte:

ABC: http://www.abc.es/20090121/nacional-sociedad/berlin-prohibe-droga-moda-200901211648.html

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