Anni d’oro

19 Novembre 2008

Quanti anni di vita in salute prima di morire?

La maggior parte dei cittadini europei vivono sempre più a lungo, ma questi anni vissuti in più, sono vissuti bene? Se la speranza di vita per i cinquantenni nei paesi europei varia di circa nove anni, gli anni di vita in salute differiscono enormemente. Nel 2005, un cinquantenne estone poteva aspettarsi solo nove anni ancora in buona salute (definita come il no avere limiti di attività). Al contrario, un tipico uomo danese poteva aspettarsi 23,6 anni, secondo uno studio pubblicato da Lancet (un giornale medico britannico) e riportato dall’Economist. Il divario tra est ed ovest, sia nella speranza di vita che negli anni di buona salute, è considerevole.

Fonte:

The Economist: http://www.economist.com/daily/chartgallery/displaystory.cfm?story_id=12627423&fsrc=rss

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Rapporto dell’Eurostat sull’immigrazione in Unione Europea

19 Novembre 2008

Nel 2006, circa 3 milioni di immigrati stranieri si sono traferiti nei 27 paesi dell’Unione Europea. Questi immigrati possono essere divisi in due gruppi in base alla loro nazionalità: cittadini comunitari (1,2 milioni di persone) ed extracomunitari (1,8 milioni).

I cittadini comunitari migrati negli stati membri, rappresentano il 40% sul totale degli immigrati. Il restante 60% può essere quasi equamente diviso in cittadini extracomunitari di paesi europei, asiatici, africani e americani con un 15% ciascuno.

Nel 2006, i gruppi di immigrati più numerosi all’interno dell’Ue erano quelli dei polacchi (290.000 persone), dei rumeni (230.000 persone), dei marocchini (circa 140.000), inglesi, ucraini e cinesi (circa 100.000 ciascuno) e tedeschi (90.000).

Queste cifre sono estratte da un rapporto di Eurostat, l’Ufficio di Statistica delle Comunità Europee. I dati sulle immigrazioni sono compilati sulle fonti nazionali disponibili, completate da Eurostat dove necessario. A causa delle differenze di copertura e di metodo, i dati non sono pienamente comparabili e devono essere interpretati con cura. Il rapporto include anche informazioni sulla composizione per genere e per età degli immigrati.

Lussemburgo, Irlanda, Cipro e Spagna presentano i più alti tassi di immigrazione.

Nel 2006, il più alto numero di immigrati stranieri è stato registrato in Spagna (803.000 persone), Germania (558.500) e Regno Unito (451 700), che insieme hanno accolto il 60% di tutta l’immigrazione UE.

I più alti tassi di immigrazione (numero di immigrati sul totale della popolazione) è stato registrato in Lussemburgo (28,8 immigrati per 1000 abitanti), seguito da Irlanda (19,6), Cipro (18,7) e Austria (10,3). La media UE è di 6,2 immigrati stranieri ogni 1000 abitanti. Tassi inferiori a 1 sono stati registrati in Polonia, Romania, Lituania e Lettonia.

La più alta percentuale di extra-comunitari in Slovenia, Romania, Portogallo, Repubblica Ceca

Nel 2006, il 60% degli immigrati in UE non era di origine comunitaria. In 17 dei 24 stati membri, per cui erano disponibili i dati, la maggioranza degli immigrati stranieri era extra-comunitaria. Le più alte percentuali di immigrati extra-comunitari si sono registrate in Slovenia (90%), Romania (86%), Portogallo (84%) e Repubblica Ceca (83%).

In sette stati membri, la maggioranza degli immigrati stranieri era comunitaria: Lussemburgo (84%), Irlanda (77%), Germania (57%), Ungheria e Slovacchia (entrambe 54%), Austria (53%) e Belgio (51% nel 2003).

In alcuni stati membri, l’immigrazione proviene principalmente da un solo paese. I paesi con la più alta concentrazione di immigrati provenienti da un singolo paese erano Romania, dove il 56% degli immigrati proviene dalla Moldova, Repubblica Ceca (46% dall’Ucraina), Slovenia (43% da Bosnia e Herzegovina) e Grecia (42% dall’Albania).

Fonte: http://gozonews.com/item/in-2006-about-three-million-foreign-immigrants-settled-in-a-country-in-the-eu27/

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Uscire dall’euro per uscire dalla crisi? Non è così facile

19 Novembre 2008

Ritrovare una politica monetaria autonoma per reagire più velocemente alla crisi… Uscire dalla zona euro è teoricamente possibile ma il prezzo da pagare sarebbe troppo alto.

Le prospettive di crescita sono state fortemete riviste al ribasso in questi ultimi mesi. Davanti alla gravità della crisi, alcuni paesi potrebbero, in teoria, essere tentati di lasciare l’Unione montearia. Inizialmente per approfittare di una svalutazione della moneta. In effetti, ciò permetterebbe di stimolare le esportazioni dal momento che la domanda interna diminuisce.

Lasciare la zona euro permetterebbe inoltre di riprendere in mano la politica monetaria. Un vantaggio enorme: la BCE decide il livello del tasso di interesse per l’insieme della zona. La sua politica monetaria non è dunque così reattiva come quella del Regno Unito, ad esempio. Qual è il rischio per certi paesi della zona euro?  Che il tasso d’interesse si muova meno velocemente dell’inflazione. I tassi di interesse reali resterebbero troppo alti, impedendo la ripresa. Lasciare la zona euro permetterebbe, sempre teoricamente, di evitare questo problema.

Su un piano tecnico, l’uscita sembrerebbe possibile da gestire: ogni paese ha mantenuto una banca centrale che continua a gestire il sistema bancario e le riserve di cambio. Inoltre, le monete e le banconote sono ancora emesse dalle banche centrali nazionali e non dalla BCE. Ma in queste condizioni, cosa aspetta dunque ad esempio l’Italia a lasciare la zona euro?

Semplice, ci dicono gli economisti. I costi di uscita dalla zona euro sono ancora più alti di quelli per il suo mantenimento. In effetti, con la svalutazione, i tassi di interesse a lungo termine aumenterebbero e i mutui e i debiti delle imprese nominati in euro sarebbero automaticamente appesantiti. L’impossibilità di restituire i debiti sarebbero quasi certi, prevedono gli esperti UBS. Anche se il paese tentasse di convertire il suo passivo in monete straniere diverse dall’euro.

Peggio ancora, il ritorno al vecchio conio nazionale provocherebbe senza dubbio un movimento di sfiducia che si tradurrebbe in prelievi di capitale dalle banche. Il sistema finanziariopotrebbe finire paralizzato. Senza parlare dei rischi di crisi sociale, in cui si opporrebbero i difensori e i detrattori dell’euro. Ci sono volontari per provare l’esperienza?

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Fonte:

L’expansion: http://www.lexpansion.com/economie/actualite-economique/sortir-de-l-euro-une-fausse-bonne-idee_167956.html?xtor=RSS-123