La crisi minaccia l’istruzione privata in Inghilterra.

17 Novembre 2008

Secondo un sondaggio commissionato dall’Association of Teacher and Lecturer (ATL), un insegnante su cinque afferma che nella sua scuola ci sono meno alunni rispetto all’anno scorso, mentre il 14%  dice che ci sono meno insegnanti. Più della metà (54%) ha paura che possano esserci tagli nelle spese della propria scuola nei prossimi mesi, con un 16% che teme licenziamenti in questo anno accademico.

Il sondaggio fa seguito a un avvertimento di un chartered accountant (ragioniere abilitato) sul fatto che le preparatory schools (le scuole private per alunni dagli 11 ai 13 anni) potrebbero chiudere o fondersi fra loro se la crisi finanziaria continuerà a peggiorare.

Il sondaggio dell’ATL, compiuto su più di 2000 lavoratori nelle scuole private mostra che una percentuale notevole delle scuole sta cercando di capire come sopravvivere nel clima attuale, anche se circa il 45% dichiara che la sua scuola ha più alunni quest’anno, mentre un terzo dice che ci sono più insegnanti.

Dr Mary Bousted, segretario generale dell’ATL, dice: “Il sondaggio conferma quello che si respirava nell’ambiente – che alcune piccole scuole private stanno sentendo la crisi e iniziano già a vedere come cavarsela nel clima attuale”.

“Sappiamo per esperienza che c’è un intervallo tra il momento in cui i genitori inziano a soffrire una diminuzione dello stipendio, mentre tentano di far quadrare i conti o di trovare un altro lavoro, e quello in cui decidono di ritirare l’iscrizione del figlio dalla scuola privata. Se la recessione continuerà a lungo temiamo che molte scuole inizieranno a lottare per la sopravvivenza e ci saranno ulteriori licenziamenti.”

Bousted dice anche che molte scuole private chiedono al proprio staff di “lavorare troppo per una paga bassa”. Secondo il sondaggio, il24% degli insegnanti dice che la sua paga è minore d quella del settore pubblico, mentreil 75% afferma di lavorare più di 48 ore a settimana.

Noble Hanlon, facente parte di uno studio di chartered accountant ha detto, presso la conferenza annuale dei presidi della preparatory school Wellington-Marlborough, che non c’era nessun motivo per cui le scuole private non sarebbero state toccate dalla crisi. “Le scuole dovranno badare ai loro costi e rimandare i loro progetti di espansione. Dovranno pensare a cosa fare se le cose dovessero peggiorare: chiudere, fondersi o riunirsi con altre scuole.”

Negli ultimi giorni due preparatory schools, la Bramcote Lorne Prep School di Retford, Nottinghamshire e la Brigg Prep School, di fonderanno con altre scuole dopo aver fallito nell’attrarre abbastanza allievi per rimanere aperte.

Fonte:

The Telegraph: http://www.telegraph.co.uk/education/3468737/Economic-crisis-to-hit-spending-by-private-schools-warns-survey.html

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Migrazioni di ritorno tra i paesi europei

17 Novembre 2008

Le migrazioni non sono fenomeni stabili e se fino a un certo momento si registra un migrazione da un paese ad un altro, può sempre capitare che il flusso si inverta.

Courrier International parla della migrazione ucraina verso il Portogallo. Iniziata dopo la caduta del muro di Berlino, ha avuto dei picchi in occasione dell’Expo98 di Lisbona e della costruzione degli stadi per Euro 2004: il settore in cui vengono più impiegati i lavoratori ucraini è infatti quello delle costruzioni. In questi anni gli ucraini sono stati coinvolti, tramite le imprese portoghesi, anche nel boom immobiliare spagnolo, tant’è che fino a tre anni fa si registravano 60.000 ucraini residenti in Portogallo, aiutati in questo anche dalla legislazione portoghese, la seconda più “accogliente” in Europa dopo quella Svedese e dalla possibilità, una volta ottenuta la residenza, di potersi trasferire negli altri paesi dell’Unione Europea.

Adesso che il boom immobiliare in Spagna è finito, gli ucraini iniziano ad abbandonare il Portogallo, negli ultimi anni il numero di residenti è sceso sotto quota 40.000. La maggior parte torna in Ucraina, essendo riuscita a guadagnare abbastanza denaro da comprarsi una casa in madre patria; altri tentano la fortuna in altri paesi dell’est come Polonia, Romania e Bulgaria dove attualmente vengono spesi i fondi europe. Il riconoscimento di alcuni titoli di studio da parte delle autorità portoghesi, inoltre, ha permesso a numerosi ucraini e ucraine di trovare lavoro come medici o infermieri.

The Baltic Times parla invece della migrazione lettone in Irlanda e dei tentativi da parte del governo lettone, di far rientrare in patria i propri lavoratori emigrati, visto che il paese soffre di una crescita negativa della popolazione e della carenza di operai e impiegati qualificati, mentre l’Irlanda beneficia di giovani lavoratori qualificati, motivati e a buon mercato. Alcune misure approvate dal governo negli ultimi anni hanno riguardato la concessione di grandi somme di denaro ai rientranti e la cittadinanza più facile per i figli di lettoni nati in Irlanda .

Fonti:

Courier International: http://www.courrierinternational.com/article.asp?obj_id=91639

The Baltic Times: http://www.baltictimes.com/news/articles/21715/

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