Da Berlino un aiuto alla Primavera Araba

17 ottobre 2011

Gli attivisti della rete da mesi sostengono i movimenti che si battono per la libertà in Medio Oriente. Si preoccupano di garantire collegamenti sicuri a internet, anche quando i regimi autoritari li bloccano.

Una camera in un appartamento condiviso a Friedrichshain, quartiere di Berlino. Un minuscolo tavolino e un Notebook con davanti un “nerd” con cresta blu e occhiali a montatura quadrata. Questo è l’aspetto delle truppe ausiliari elettroniche della primavera araba, delle rivoluzioni in TunesiaEgitto e così via.

Stephan Urbach ha occhi piccoli, a causa del poco dormire dice, e per questo si ristora con un sorso di Club-Mate. Questa bevanda, dolce e ricca di caffeina, è la preferita di molti attivisti nottambuli.

Fino alla fine dello scorso anno Urbach conduceva una vita da impiegato presso l’impresa on-line AOL: nella sezione “Supporto Tecnico” aiutava i clienti dell’azienda in tutto il mondo.

E in qualche modo si occupa ancora di “supporto tecnico”, solo che ora i suoi “clienti” si chiamano Mohammad o Ahmad. E ora, rispetto a prima, ricevere un messaggio nel suo appartamento di Berlino lo elettrizza molto di più. E lo rincuora anche, perché ogni messaggio significa che i Mohammad e gli Ahmad possono ancora andare on line, invece di essere torturati o giacere in carcere. Perché è questo quello che succede o che è successo a molti blogger e dissidenti digitali, anche in presunti regimi post-rivoluzionari come l’Egitto.

Urbach, 31 anni, porta una T-Shirt nera con dei fulmini stampati sopra. Questo è il simbolo di “Telecomix”, una rete libera di “hacker” internazionali con base in Svezia, la cui richiesta principale è internet libero e non censurato. Il primo progetto degli attivisti, risalente a tre anni fa, ha avuto come obiettivo influenzare gli emendamenti della Svezia della legislazione europea sulle telecomunicazioni.

Durante il movimento di protesta in Iran nel 2009 e durante la rivoluzione dei gelsomini in Tunisia Telecomix ha funzionato soprattutto da agenzia di notizie. Gli attivisti della rete linkavano le pagine dei dissidenti e dei blogger che sfidavano i rispettivi regimi autoritari e i giornalisti schierati dei media ufficiali. Più tardi, dopo il 27 gennaio, Telecomix non è stata più solo il moltiplicatore delle voci critiche. Fu quello infatti il giorno in cui il regime di Mubarak chiuse internet in Egitto. Il black-out di internet durò più giorni.

Il blocco di internet da parte di Mubarak ha fatto da sveglia ai supporter.

Questa goffa e disperata azione ha dimostrato che il dittatore autoritario considerava una minaccia i web-ribelli e i loro mezzi di comunicazione, e che il suo regime stava tremando davanti agli incitamenti alla mobilitazione attraverso i social network e agli articoli dei blogger.  Il contrattacco tcnico di Mubarak ha scosso molti attivisti della rete e hacker – per molti di loro questa è stata la sveglia per iniziare a fare qualcosa di concreto. Per questo nel frattempo è sorto un movimento molto vivace, di cui Telecomix è solo una delle tante iniziative.

Gli attivisti del software di anonimato Tor per esempio danno già da anni consigli ai blogger arabi, sia on line che in incontri dal vivo, su come navigare in modo sicuro e inviare video e foto all’estero senza farsi scoprire. E anche il collettivo di hacker Anonymous vuole prendere di mira sempre di più gli stati autoritari in cui si formano movimenti di protesta.

Telecomix ha reso quello che era iniziato come azione di solidarietà per il solo Egitto  in una strategia complessa – in particolare il suo impegno per la Siria salito alla ribalta internazionale nella scorsa settimana. Nella notte di mercoledì il collettivo ha reso pubblica un’importante relazione da cui è emerso non solo il modo in cui il regime di Assad controlla internet, ma anche che la Siria, come molti dei suoi vicini autoritari, utilizza le tecnologie di imprese occidentali per farlo.

La maggior parte degli attivisti agisce in modo anonimo

Stephen Urbach dice che nel caso dell’Egitto il tutto è stato abbastanza facile. Fedeli al motto di Telecomix “we rebuild” (“Noi ricostruiamo”) è stato reso possibile a molti attivisti egiziani di ritornare online. Per questo gli utenti di Telecomix hanno per prima cosa organizzato dei Modem-Pools (gruppi di modem a bassa velocità in grado di ricevere chiamate) in quei paesi in cui sono presenti molti simpatizzanti ovvero Svezia, Francia, Paesi Bassi e Germania.

Successivamente sono stati ricercati nella memorie dei motori di ricerca i numeri di fax di biblioteche, hotel e imprese di IT egiziane a cui sono stati inviati i numeri di telefono, tramite i quali gli egiziani avrebbero potuto aggirare gli internet provider locali e collegarsi di nuovo alla rete. Uno di questi numeri era di Urbach.

Il berlinese è uno dei pochi che agisce con il proprio nome anagrafico all’interno delle “truppe ausiliari”, d’altronde anche lui conosce molti dei suoi compagni solo via monitor e solo per nickname.

Da quando è iniziata l’Operazione-Siria questa discrezione è comprensibile. Secondo le più recenti stime delle Nazioni Unite, da metà marzo, data di inizio del movimento di protesta, il regime di Assad ha ucciso circa 2900 cittadini. Almeno 88 attivisti sono morti in carcere secondo le ricerche di Amnesty International, mentre molti sono stati perseguitati apertamente. L’organizzazione per i diritti umani ha sottolineato che, per forza di cose, queste cifre sono da prendere con le molle perché si tratta di una diagnosi da lontano, anche se basata su foto e video che sono stati diffusi dal paese.

Perché l’azione di supporto elettronico è più difficile in Siria

Per incontare i compagni di Urbach bisogna viaggiare, visto che sono sparsi per il mondo. Ad esempio l’attivista di Telecomix con il nickname “Okhin” vive a Parigi. Di giorno questo 30enne lavora come amministratore di sistema presso un’impresa on line. Negli ultimi mesi però ha passato le sue sere e le sue notti in una casa occupata non lontana da Place de la République. Lui e i suoi amici hanno reso sicuri due piani di un vecchio palazzo di uffici, trasformandolo in un punto di incontro per hacker. In un angolo ci sono dei computer smontati, qualche burlone ha rinchiuso un vecchio mouse per computr in una gabbia per uccellini, mentre alcuni attivisti si rilassano su vecchi divani. I cavi dell’ADSL dei precedenti inquilini funzionano ancora, racconta Okhin sorridendo.

Anche su questa rete passa l’aiuto elettronico per la Siria, che si sta rivelando più difficile delle azioni di supporto a favore dell’Egitto o della Tunisia, dice Okhin. Le difficoltà stanno innanzitutto nell’eruipaggiamento tecnico: internet in Siria è meno diffuso rispetto ad altri paesi della “Arabellion”, non ci sono reti radio “3G” sviluppate e ancora meno Smartphone con cui  documentare i soprusi in maniera discreta.

Le difficoltà stanno anche nella comunicazione, perché molti dei ribelli parlano esclusivamente arabo. E inoltre il regime di Assad è piuttosto ben equipaggiato. Spesso e volentieri blocca singole pagine e siti web ma non solo, visto che ha una certa capacità di sorvegliare e controllare internet attraverso le più moderne tecnologie-filtro delle imprese occidentali. Di questo si sono convinti Okhin e compagnia dopo notti di battaglia virtuale.

Gli attivisti di Telecomix sono riusciti con i loro attacchi a rubare 54 gigabyte di dati alla censura siriana. Lo scopo degli attacchi era capire come gli internet provider siriani spiano i cittadini grazie anche a tecnologie americane, e come riescono a bloccare ad esempio l’accesso a servizi di comunicazione come Skype.

Fin da questa estate gli attivisti cercano di mostrare ai siriani accessi alternativi, più sicuri, alla rete. Come prima mossa, hanno mandato a metà agosto una breve e-mail a un totale di 6000 indirizzi selezionati. Questa mail massiva era diretta ai “combattenti per la democraziona nel popolo siriano”. Oggetto: “Come aggirare la sorveglianza di internet del regime”. Erano solo un paio di righe in inglese e arabo, con allegate delle istruzioni di sicurezza dettagliate contro la censura e un link ad una chat sicura.

All’inizio di settembre il collettivo ha aggiunto un sito web con un software di anonimato e altri suggerimenti di sicurezza; da allora sono aumentate nei canali della chat le voci e i nickname arabi.

Anche in Egitto la rivoluzione non è affatto finita

Qualche visitatore è solo curioso, visto che sempre più persone usano la chat, di scambiare idee e chiacchiere con gli altri utenti e con gli attivisti di Telecomix. Raccontano degli atti brutali, dei movimenti dell’esercito siriano e delle azioni del Muchabarat, i temuti servizi segreti. Un utente scrive che qualcuno che ha contatti con i servizi segreti l’ha avvertito di non essere troppo aperto su di Facebook e altri social network. Altri raccontano delle nuove azioni di protesta, come l’ultima in cui gli attivisti di Damasco hanno messo della pittura rossa nella fontana pubblica di Damasco.

Non è chiaro quanti siriani utilizzano il servizio di Telecomix. Secondo Okhin il servizio francese a chiamata sarebbe stato usato circa 9000 volte; anche il numero di arabi che aiuta nel servizio di traduzione sarebbe fortemente aumentato.

La scorsa settimana i beneficiari degli sforzi di Telecomix sono stati in grado di rispondere in persona alle domande su come considerassero questa “hotline tecnica” occidentale, al terzo meeting dei blogger arabi, tenutosi a Tunisi.

Tra i partecipanti c’era anche gente nota come il blogger egiziano Wael Abbas, i cui video sulle brutalità e le torture della polizia hanno scatenato lo sdegno internazionale negli scorsi anni, oltre a condurre a processi e condanne. Abbas, la cui opera ha vinto numerosi premi, descrive il lavoro di Telecomix e gli attivisti della rete Toro come “valorosi”, specialmente in paesi come Iran e Siria.

Il blogger nota anche però che la rivoluzione nel suo paese è ancora lontana dalla fine, facendo riferimento al destino del blogger 26enne Nabil Sanad. Dopo essere stato arrestato dal consiglio militare che al momento governa il paese, Sanad ha fatto uno sciopero della fame per sei settimane.

Un raro incontro faccia a faccia

Meeting come quello in Tunisia hanno anche una funzione sociale per i blogger, molti dei quali vivono in isolamente. Dopo tutto, assistere a una rivoluzione cambia le persone, anche se vivono dall’altra parte del mondo rispetto all’evento.

Poche settimane fa, gli attivisti di Telecomix si sono regalati una meritata vacanza. Urbach non poteva più rimanere a guardare foto e video, e i suoi parenti non ce la facevano più a sentire storie di siriani imprigionati e torturati.

La sua salvezza è arrivata tramite il Chaos Communication Camp, tenutosi a metà agosto nella città di Finowurt, a nordest di Berlino. Questa è stata la prima opportunità di conoscere veramente gli altri attivisti di Telecomix come Okhin.

Pubblicare le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche siriane e scopreire che il governo siriano probabilmente stava usando sistemi di sorveglianza americani ha dato loro una nuova carica. “L’uso di tecnologia occidentale per la sorveglianza non dovrebbe portare a torture, arresti o peggio” dice Urbach. “Una tecnologia del genere dovrebbe essere difficile da esportare come le armi.”

La rivoluzione deve anche divertire

Rinvigorito, Urbach è tornato ora nella sua stanza nell’appartamento condiviso di Berlino. Continua a sprendere circa 400 euro al mese del suo assegno disoccupazione per le sue attività su Telecomix, e aspetta con molta attesa le notizie da quelle persone che si chiamano Muhammad o Ahmad.

Di quando in quando, si lascia scappare una risata. L’altro giorno, per esempio, mentre faceva dei lavori di manutenzione sui suoi server, ha scoperto per cosa venivano usati effettivamente: qualcuno in Egitto stava scaricando un episodio della sticom americana “How I met your mother”.

“Beh” dice Urbach, “la rivoluzione dovrebbe essere anche divertimento”.

AUTORIOle Reißmann e Marcel Rosenbach

Fonte: Der Spiegel (http://www.spiegel.de/spiegel/0,1518,791039-2,00.html)


Danimarca: rimandato l’inizio dei controlli alle frontiere

1 giugno 2011

I controlli al confine tra Germania e Danimarca inizieranno una settimana più tardi rispetto a quanto programmato, a causa del mancato via libera da parte della commissione tasse.

Il governo della Danimarca ha rimandato di qualche settimana l’inizio nuovi controlli alle frontiere, al centro di molte polemiche nelle ultime settimane.Il portavoce del Ministero delle Finanze danese, Peter Høyer, ha motivato la decisione davanti all’agenzia di stampa dpa dicendo che la commisione tasse del Parlamento di Copenhagen non ha ancora dato il proprio via libera. Leggi il seguito di questo post »


Differenze nella raccolta differenziata a Berlino

9 febbraio 2011

A Berlino c’è la raccolta differenziata. Ci sono tanti bidoni (e colori) diversi per ogni tipo di rifiuto differenziato.  Per strada troviamo il bidone arancione per buttare quello che non vogliamo tenere in tasca; la campana bianca per il vetro chiaro; la campana verde per il vetro verde e la campana marrone per il vetro scuro, oltre ai cassonetti per gli abiti usati (che poi vengono rivenduti dalla catena Humana). Nei condomini, di solito nel cortile interno o nei sottoscala, trovano posto il bidone giallo per plastica/lattine/tetrapak, il bidone nero per ciò che non si può differenziare (Restmüll), un altro bidone marrone per l’umido/compost e il bidone blu per la carta.

Chi ha pazienza può anche portare le proprie bottiglie vuote al supermercato e riciclarle in loco, guadagnandoci anche il valore del vuoto, il famoso vuoto a rendere (che può arrivare anche a 25 centesimi per ogni bottiglia), sotto forma di buono sconto sulla spesa.

È bene anche sapere che a Berlino la raccolta dei rifiuti è parzialmente liberalizzata. Parzialmente perché la Restmüll viene raccolta da una ditta comunale, la BSR (che tra l’altro si occupa anche di liberare le strade della città quando nevica), mentre la raccolta di vetro, plastica e compost viene affidata in appalto ogni tre anni tramite un’asta.

La carta invece è un caso a parte: mentre per plastica e vetro la materia raccolta è già più o meno inviabile alle imprese che si occupano del riciclaggio vero e proprio, per la carta è necessaria una fase di separazione del cartone dalle riviste /giornali il cui costo rende anti-economico l’intera raccolta della carta. In poche parole, bisogna pagare un costo a parte per farsi raccogliere la carta (l’impresa che lo fa a Berlino è Berlin Recycling). Ragion per cui 1) non esistono bidoni per la carta “comunali” per strada; 2) non tutti i condomini hanno ritenuto utile dotarsi di un bidone della carta.

Il condominio dove abito rientra in quest’ultima categoria: nel cortile c’è il bidone per la plastica, quello per il compost e il nero per l’indifferenziato. Sul marciapiede davanti a casa ho le campane per il vetro. Il palazzo vicino al mio ha anche il bidone della carta e tale bidone dà direttamente sul marciapiede. Io, non sapendo della questione del costo a parte e pensando che il mio palazzo mancasse del bidone blu per qualche disguido tecnico, gettavo tranquillamente la carta nel bidone dei vicini…

Sennonché stamattina, mentre butto un sacchetto nel bidone blu, mi sento raggiungere alle spalle da un signore che portava dei cartoni urlando “scusa!”. Io pensavo che volesse una mano con il cartone e per questo glielo tengo aperto. A quel punto però il signore si incazza e inizia a sbraitare (ovviamente il tutto in tedesco):

Signore: “blablablablablablabla riprenditi la tua spazzatura!”
Io: “come?”
Signore [riprendendo i miei rifiuti dal bidone e buttandomeli addosso]: “Riprenditi la spazzatura! Io pago per la carta! Mi riempono sempre i bidoni perché sono vicini alla strada!”
Io: “Scusi, scusi, scusi, scusi” “Nel cortile del mio palazzo non c’è il bidone della carta, pensavo si potesse buttare anche negli altri bidoni”.
Signore [cambiando faccia e tono, rendendosi conto della mia buona fede]: “No, la carta si paga. Ma tu abiti qui?”
Io: “Sì abito nel palazzo accanto, mi scusi per questo… ma dove posso buttare la carta io?”
Signore [sempre più in colpa]: “Prova a telefonare…”
Io: “Chiederò al capo scala”.
Signore: “Sì”.
Io: “Ok, grazie, scusi, arrivederci”.

Meno male che non aveva un’arma!


Trovare lavoro spedendo phon e padelle: la battaglia dei curriculum creativi

31 gennaio 2011

Avete mandato già centinaia di candidature, ma avete ricevuto sempre e solo rifiuti? Avete tutti i requisiti e, nonostante ciò, qualcun altro vi ha fregato il posto? Probabilmente il vantaggio decisivo gli è derivato da una Guerrilla-Bewergung, letteralmente una “candidatura da guerrilla”. Gli esperti delle risorse umane spiegano perché la creatività al momento della candiatura e della spedizione del proprio curriculum vitae diventa sempre più importante.

Una Guerrilla-Bewerbung ha alla sua base un’idea stravagante. Obiettivo: attirare l’attenzione e lasciare un’impressione duratura sul responsabile delle risorse umane. Può rivelarsi una tattica vincente soprattutto per aziende grandi!

Ad esempio, un cuoco ha ricevuto un invito per un colloquio di lavoro dopo aver spedito il proprio curriculum in una padella. O ancora, una graphic-designer ha inviato il proprio curriculum decorandolo con un uovo di Pasqua poco prima di Natale per dare l’idea di essere sempre un passo più avanti.

Ma attenzione, i curriculum-Guerrillia possono anche ritorcersi contro!

Il Karrier-Coach Jürgen Hesse del Büro für Berufsstrategie (ufficio per le strategie per l’occupazione) dichiara: “Una candidatura creativa  è in ogni caso una passeggiata lungo il burrone. Se non incontra il gusto di chi sta selezionando il personale, tutto è perduto.

Non mancano esempi anche di questi casi: a una donna che aveva inviato un phon allegato alla propria candidatura con l’idea di “portare vento fresco nell’azienda”, il responsabile delle risorse umane rispose, non molto entusiasta “l’aria calda la facciamo già”.

Sabine Neumaier, di Ambitio società di consulenza nelle candidature, (Bewerbungsberatung Ambitio) non si sorprende di questa reazione: “La forma della candidatura deve confezionare bene il contenuto e non distrarre chi la riceve dal contenuto stesso. Non prendete  una semplice carta da fotocopie o una cartella poco costosa. Aggiungete qualche tocco di colore tenuo o delicato, sopratutto per le candidature online.” Jürgen Hesse suggerisce di giocare con i formati, ritagliando ad esempio un bordo intorno a un foglio A4. “Diventa già qualcosa che attira l’attenzione e non si corrono rischi di dare un «pugno in un occhio» al destinatario.”

Christoph Weissenböck del portale di annunci Karriere.at completa il concetto: „In ogni caso una candidatura-Guerrilla ha bisogno di un buon concetto. La mancanza di un concetto fa sì che quella che dovrebbe essere presa per la giusta dose di creatività venga scambiata per superficialità e vuota apparenza.

 

Fonte: Bild
Link: http://www.bild.de/BILD/ratgeber/geld-karriere/2011/01/31/guerilla-bewerbung-ausgefallen/genial-gaga-bratpfanne-jobsuche-foen.html


Il sindaco di Berlino ritiene un buon segno l’aumento degli affitti in città

29 gennaio 2011

Il sindaco di Berlino, Klaus Wowereit, non vede alcun problema nel continuo aumento degli affiti a Berlino: esso dimostra anzi che in città il potere d’acquisto è aumentato. In sostanza, bisogna abituarsi al fatto che a Berlino c’è più ricchezza.

Secondo il sindaco poi, l’aumento degli affitti a Berlino riflette anche il crescente benessere in città. “L’aumento degli affitti non è un problema, quando anche i redditi crescono”, ha detto Wowereit venerdì in occasione di un forum di discussione delle associazioni di categoria IHK e VBKI.

“Ci dovremo abituare al fatto che Berlino sarà più cara in molte zone”, ha aggiunto. Wowereit ha indicato come “vecchio pregiudizio”, quello secondo cui l’aumento degli affitti è un sintomo di malessere. Anche se, secondo le parole del sindaco, gli affitti rimangono una responsabilità socio-politica.

Una recente indagine sui prezzi degli affitti a Berlino indica un chiaro aumento negli ultimi tre anni, con evoluzioni diverse a seconda dei quartieri. Secondo un’indagine del Morgenpost Online gli affitti dei nuovi contratti sono aumentati in media negli ultimi tre anni del 12 % fino alla cifra di 6,10 Euro al metro quadro; i contratti correnti sono aumentati del 5,5% fino alla cifra di 4,90 Euro. Questi valori sono stati calcolati dall’istituto F+B di Amburgo, i cui dati saranno la base per il Mietspiegel, ovvero l’indice di riferimento deggli affitti, che sarà pubblicato a maggio.

 

Evoluzione degli affitti nei nuovi contratti dal 2007 al 2010 all'interno dei vari CAP di Berlino

Gli affitti di altre grandi città come Amburgo, Monaco, Colonia e Francoforte rimangono comunque al di sopra del livello di Berlino. Per esempio: ad Amburgo si pagano per i nuovi affitti in media 8,80 Euro, mentre i contratti già avviati rimangono a 7,20 Euro.  Monaco è la più cara con 11,60 Euro per i nuovi contratti e 9,90 per i contratti già avviati.

A Berlino, i verdi quartieri residenziali di Dahlem, Frohnau, Niederschönhausen und Grünau sono stati per anni i preferiti da chi acquista o affitta casa, ma negli ultimi due decenni, dopo la caduta del Muro, le cose sono cambiate. Chi cerca casa preferisce oggi le zone centrali di Alt-Mitte, Kreuzberg e Prenlauer Berg.

Nelle vie più richieste, gli affitti registrati nei nuovi contratti sono cresciuti negli tre anni dal 18 al 22%, arrivando a toccare cifre tra gli 8,20 ai 10 Euro. Anche Kreuzberg e Prenzlauerberg si trovano secondo la studio chiaramente al di sopra della media.

dpa/toto

Fonte: Berliner Morgenpost
Link: http://www.morgenpost.de/berlin-aktuell/article1526206/Wowereit-haelt-hoehere-Mieten-fuer-ein-gutes-Zeichen.html

Sullo stesso tema: La gentrification a Berlino dal blog di Andrea D’Addio, Berlino Cacio e Pepe.


Il Giorno della Memoria a Berlino

27 gennaio 2011

Tag des Gedenkens an die Opfer des Nationalsozialismus. Così in tedesco viene chiamato il giorno della memoria delle vittime del Nazismo. La Germania ha istituito questa ricorrenza nel 1996, l’Italia l’ha fatto nel 2000. La scelta della data, il 27 gennaio, non è casuale:  il 27 gennaio 1945 vennero infatti abbattuti dall’Armata Rossa i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, quelli su cui era scritto “Arbeit macht frei“, il lavoro rende liberi.

Quello che in qualche modo è finito ad Auschwitz trova però la sua origine a Berlino. Nella capitale tedesca fu infatti programmata la Endlösung der Judenfrage la “soluzione finale della questione ebraica”. E sempre a Berlino è stato inaugurato nel 2003 il Denkmal für die ermordeten Juden Europas, il memoriale per gli ebrei assassinati in Europa. Esso si estende su una superficie di 19.000 metri quadri occupata da 2.711 stele in calcestruzzo colorate di grigio scuro, organizzate secondo una griglia ortogonale, totalmente percorribile al suo interno dai visitatori. Le stele sono tutte larghe 2,375 m e lunghe 95 cm, mentre l’altezza varia da 0,2 a 4 m. Da lontano appaiono tutte di altezze simili ma, complice l’inclinazione variabile del fondo, il visitatore viene “fagocitato” nell’abisso della follia umana man mano che si addentra all’interno del memoriale. Le stele sono realizzate per disorientare e l’intero complesso intende rappresentare un sistema teoricamente ordinato, che fa perdere il contatto con la ragione umana in un’angosciante solitudine.

Il memoriale si trova a metà strada tra la Porta di Brandeburgo, con il suo carico di allegri turisti, e Potsdamerplatz, tornata a nuova e scintillante vita dopo essere stata per 50 anni terra di nessuno, ai tempi della divisione della città. Questo secondo me dà ancora più l’effetto di “abisso”.
Dal monumento è visibile anche il Reichstag, il Parlamento, il cui incendio del 1933 dette l’opportunità a Hitler di ottenere ancora più potere, dando il via a quella catena di eventi ricordati oggi appunto dal memoriale e da iniziative come quella del giorno della memoria.

Un grumo di storia, memoria e simboli, in poco meno di un chilometro di strada. A Berlino la storia ha lasciato pesanti tracce sull’asfalto e nelle teste.

 

Le stele del Memoriale degli ebrei assassinati in Europa

Il Reichstag e la Porta di Brandeburgo viste dal monumento

Il Reichstag e la Porta di Brandeburgo visti dal Memoriale

Potsdamerplatz vista dal Memoriale

 

L'abisso all'interno del Memoriale


Fine della Fiesta?

28 luglio 2010

Il Parlament [l'organo legislativo della Comunità Autonoma di Catalogna] si prepara a dare oggi, verso mezzogiorno, la stoccata finale alle corride in Catalogna dopo mesi di dibattito pubblico in cui l’Iniziativa Legislativa Popolare (ILP) delle associazioni animaliste è stata caricata di polemiche nazionaliste alimanetate nelle ultime settimane dalla sentenza del Tribunal Constitucional [la Corte Costituzionale spagnola] riguardante l’Estatut [lo Statuto della Catalogna]. Leggi il seguito di questo post »


Come evitare che la Russia si converta al carbone

11 marzo 2010

Gli sforzi europei di riduzione delle emissioni di gas serra potrebbero essere minacciati dai piani della Russia di incrementare nettamente la produzione di energia dal carbone, secondo alcuni esperti riuniti a Bruxelles il 9 marzo.

Per riuscire a onorare i suoi contratti di esportazione del gas, la Russia deve utilizzare il carbone, dice Kevin Rosner, senior fellow presso l’US Institute for the Analysis of Global Security. Leggi il seguito di questo post »


La crisi minaccia l’istruzione superiore in tutta Europa.

11 marzo 2010

Mentre i ministri dell’istruzione di 46 paesi europei si incontrano a Budapest e a Vienna per festeggiare i 10 anni dell’armonizzazione dell’istruzione post-secondaria secondo il “Processo di Bologna“, un rapporto della Commisione Europea porta l’attenzione sulle ripercussioni che la crisi economica potrebbe avere sulle università.

Il rapporto presentato lunedì dall’esecutivo UE avverte: “L’impatto maggiore della crisi registrato nella maggior parte dei paesi è collegato ai cambiamenti nei budget a disposizione dell’istruzione superiore.”

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Le istituzioni europee preparano l’Iniziativa Popolare Europea

11 gennaio 2010

La distanza dal progetto europeo che i cittadini stanno sperimentando potrebbe subire un cambiamento sostanziale con l’attuazione dell’Iniziativa Popolare Europea (ECI). Si tratta di una delle disposizioni più innovatrici del Trattato di Lisbona, un primo passo verso la democrazia diretta. La ECI è uno strumento che permette ai cittadini, con la presentazione di un milione di firme (lo 0,2% della popolazione dell’Unione), di proporre alla Commissione Europa di presentare una proposta legislativa su qualsiasi questione che considerino di loro interesse. I casi relativi all’ambiente, alle questioni sociali e i disastri causati dalla crisi finanziaria, figurano tra i temi più sensibili che possono mobilitare i cittadini per chiedere all’UE che si legiferi su queste materie. Leggi il seguito di questo post »


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